A cura della Redazione
Pompei. La Chiesa intenzionata a chiudere le scuole religiose Forse sta iniziando il declino dell’opera del Beato Bartolo Longo a Pompei. E’ notizia recente che l’Arcivescovo Prelato Carlo Liberati ha inviato una missiva al preside delle scuole superiori cattoliche di Pompei per invitarlo a sospendere le nuove iscrizioni a partire dall’anno prossimo. Ci sarebbe l’intenzione di chiudere nei cinque anni l’Istituto Professionale Industria ed Artigianato “Bartolo Longo” e l’Istituto per i Servizi Sociali “Santa Caterina da Siena”, mettendo la parola fine ad una missione educativa di alto profilo morale. La versione ufficiale della prelatura è che il deliberato è della Prefettura vaticana, motivata da esigenze di contenimento di spese. I docenti, i segretari amministrativi e l’altro personale di servizio è stato rassicurato affermando che non ci saranno licenziamenti: man mano che i trecento ragazzi accolti nella scuola in regime di semiconvitto arriveranno al diploma, il personale docente e subalterno troverà altra collocazione. Dopo un periodo di prudenza iniziale, ci sono le prime reazioni da parte dei docenti e delle famiglie di Pompei. Il ceto civile è determinato a non privare Pompei della sua tradizione formativa esemplare in un periodo in cui, peraltro, la scuola cattolica viene incentivata in ogni luogo del Paese ed in ogni livello culturale. I docenti della scuola hanno fatto i conti. I ragazzi che la frequentano, anche se provenienti da ceti popolari (una volta erano figli di carcerati) pagano una retta mensile intorno ai centocinquanta euro. A conti fatti l’onere aggiuntivo della Chiesa si aggirerebbe sui 3 mila e cinquecento euro mensili. “Quanto incassa la Chiesa per il fitto di un ristorante o un altro negozio”. Ha fatto presente un professore d’inglese, facendo riferimento all’enorme patrimonio immobiliare della Chiesa cattolica a Pompei. La scuola professionale sforna ogni anno tecnici dell’elettronica ed assistenti sociali di alta formazione. “Qualcuno vuole rubare il sorriso ai nostri ragazzi”. Esordisce un’accorata missiva spedita al Santo Padre per fermare un’iniziativa che ha messo in ansia tante famiglie. Porta la firma di un docente: Alfonso Carotenuto. “All’Arcivescovo Prelato Carlo Liberati, a cui ci siamo più volte appellati con palpitante fiducia, le cesoie economiche sembrano aver reciso ogni buona speranza. Non in noi. Chi opera per il bene non imbriglia la fede nei numeri, non dà priorità alla logica del profitto, non sconfessa l’operato della Provvidenza miracolosamente incarnata in uomini come Bartolo Longo”. Carotenuto ha spiegato, interpretando il pensiero dei colleghi, che Pompei fa parte di un territorio tristemente famoso per la cultura dell’anti-Stato. Quale iniziativa migliore della scuola per contrastarla? La statistica dimostra che l’80% degli alunni diplomati nel quinquennio è già inserito nel mondo del lavoro o è in procinto di laurearsi. “Non è solo questo a differenziarci dalle scuole statali - prosegue la missiva -. Le nostre scuole operano nel segno di una rivoluzione interiore”. Tutti a Pompei sanno che i ragazzi che escono dal “Bartolo Longo” sono paladini di legalità. Oggettivamente la scuola professionale cattolica di Pompei è specchio luminoso del Santo Rosario, faro di spiritualità irradiato nel mondo. Esemplare è l’azione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, ordine laico invitato a Pompei, un secolo fa, da Bartolo Longo. Gli ex allievi dell’Istituto ritornano volentieri negli anni della maturità a visitare i loro formatori per testimoniare una luminosa tradizione. La notizia di concludere l´esperienza ha suscitato un moto d’indignazione nella società civile di Pompei, che culminerà in proteste clamorose. Il Pontificio Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei ha già chiuso l’Orfanotrofio Femminile, il Seminario Assunta Ponzo, l’Istituto Sacro Cuore. Chiudere i battenti anche delle Scuole Superiori Pontificie significherebbe rinunciare all’opera di evangelizzazione: trasformare la presenza ecclesiale di Pompei in un’attrazione di turismo religioso. MARIO CARDONE