A cura della Redazione
Pompei. Un altro crollo negli scavi archeologici. La situazione è critica Siamo alle prime piogge autunnali e a Pompei si riapre la polemica sui crolli negli scavi archeologici e sulle attribuzioni delle responsabilità a tutti i livelli. Questa volta, si è avuto il distacco del paramento esterno di un grosso muro di contenimento perimetrale del terrapieno sito nella zona nord (presso porta Nolana) che è sede di un fondo agricolo privato. Il cedimento è stato causato, probabilmente, dal peso delle acque piovane infiltrate nel terrapieno. Il sottosegretario ai Beni Culturali, Riccardo Villari, ha bacchettato la dirigenza della Sanp per la mancanza di tempestività di comunicazione dell’incidente. Siamo ad un anno dal crollo della Domus dei Gladiatori, la cosiddetta Schola Armaturarum. Notizia che fece il giro del mondo. Pochi giorni dopo seguirono altri cedimenti. Venerdì, con le piogge, un nuovo spiacevole episodio, fortunatamente non ci sono stati danni alle domus affrescate né ai visitatori, nonostante l’area sia aperta al pubblico e frequentata per la vicinanza di una necropoli. I carabinieri hanno messo i sigilli allo spazio interessato dal crollo di pezzi di "Opum incertum". I sopralluoghi interni diretti dal direttore degli scavi di Pompei, Antonio Varone, hanno dato luogo ad un comunicato ufficiale. I funzionari della soprintendenza hanno verbalmente minimizzato la portata del danno al patrimonio archeologico in quanto il tratto di muro che ha ceduto era grezzo. A terra, nello spazio sottostante, recintato, c’è un cumulo di circa tre metri cubi di macerie. “Il crollo è avvenuto ieri e io ne sono stato informato soltanto questa mattina", ha commentato il sottosegretario ai Beni Culturali con delega a Pompei, Villari, visibilmente irritato. Villari ha voluto rendersi conto della portata del danno. A conti fatti si tratta del cedimento di un pezzo di un metro e 50 centimetri in altezza per 3 metri di lunghezza di un muro romano di contenimento lungo complessivamente 5 metri. A terra sono rimasti tre metri cubi di macerie franate, probabilmente per le infiltrazioni di acqua piovana, che in generale costituiscono il problema dei terrapieni nell’area nord degli scavi. L’allarme per il rischio di nuovi cedimenti a Pompei, con il maltempo incombente, era stato lanciato a inizio ottobre dallo Villari che ha centrato la previsione in uno stato di immobilismo della soprintendenza sul piano delle iniziative concrete di messa in sicurezza complessiva del monumento. L’episodio reso noto oggi rischia di pregiudicare il risultato delle visita che martedì prossimo compirà il Commissario europeo per le politiche regionali Johannes Hahn, da cui dipende lo sblocco di 105 milioni di euro per finanziare nuove opere di restauro negli scavi di Pompei. Attualmente sono 39 i progetti di restauro iniziati ma ne dovrebbero partire al più presto molti di più, diffusi in un’area archeologica di 60 ettari con circa 1.500 domus che abbisogna assolutamente di manutenzione ordinaria e di continuo monitoraggio. MARIO CARDONE