A cura della Redazione
Pompei. Accoglienza profughi Lampedusa, il "no" dei giovani PdL “A tutti coloro che si dichiareranno contrari alla nostra posizione perché demagogicamente la definiranno razzista, populista e qualunquista, noi rispondiamo di trasmettere al sindaco D’Alessio le loro generalità complete per la disponibilità ad accogliere almeno un profugo in casa propria”. Questa frase chiude un duro comunicato della Giovane Italia, la sezione giovanile del partito di Silvio Berlusconi a Pompei. Il documento, a firma di Vincenzo Garofalo (foto), con una serie di argomentazioni, non tutte fondate, critica duramente l’iniziativa (al momento non ancora definita per numero dei profughi provenienti da Lampedusa da ospitare a Pompei, luoghi, tempi e costi dell’intervento). Bisogna innanzitutto dire che il documento coglie gli umori più neri di parte della popolazione pompeiana, ostile ai migranti ed ai problemi di ordine sociale che essi possono arrecare, dimentica del fatto che quando si parla di furto, prostituzione e accattonaggio, tali fenomeni sono spesso figli della miseria che riguarda anche la gente nostrana. Il documento dei giovani del PdL recita testualmente: “Sembra prematuro ed avventato dichiarare piena ospitalità a mille persone”. Ora D’Alessio non ha mai detto di voler ospitare a Pompei un sesto dei migranti arrivati a Lampedusa. Compete al governo, tramite le forze preposte, fare una cernita per chiarire chi, tra i poveri cristi sbarcati in questi giorni a Lampedusa, ha diritto allo status di rifugiato politico. D’Alessio, da amministratore intelligente, si è limitato ad offrire tra i primi la disponibilità all’accoglienza. Altri amministratori dovranno adeguarsi, volenti o nolenti, per il semplice motivo che facciamo ancora parte dello stesso Paese. D’Alessio ha solo il merito (agli occhi di alcuni demerito) di aver manifestato tra i primi una condivisione civile nei confronti di un governo (peraltro di orientamento politico vicino alla posizione di Garofalo e compagni) che deve risolvere a monte il problema organizzativo che lo vede in pericoloso ritardo. E’ praticamente lo stesso problema dei rifiuti: tutti sentono l’esigenza di liberarsene ma nessuno vuole le discariche vicino casa. A questo stato di cose ha risposto positivamente D’Alessio dimostrandosi, una volta tanto, migliore di una parte del suo elettorato. Ai giovani così ostili all’accoglienza di rifugiati libici va augurato di non incontrare argomentazioni simili da parte dei loro amici leghisti quando un domani potrebbero essere spinti ad emigrare al Nord in cerca di lavoro, mancante sul nostro territorio. MARIO CARDONE