A cura della Redazione
Pompei. Sigilli ad un manufatto nella Fonte salutare Venerdì i carabinieri di Pompei, all’ordine del luogotenente Vittorio Manzo, hanno messo i sigilli ad manufatto in costruzione che, secondo la variante ai lavori pubblici di ristrutturazione del centro storico, approvata dalla giunta del sindaco Claudio D’Alessio, era destinato a sostituire un bar all’interno della vecchia Fonte Salutare. Il RUP dei lavori in corso, ingegnere Andrea Nunziata, ha avuto la consegna giudiziaria dell’opera incompiuta nelle more delle successive fasi processuali. L’ordine di sequestro è stato impartito dal GIP del tribunale di Torre Annunziata. Al momento risultano indagati il gestore del bar ed il dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune (nonché presidente della commissione integrata). Il bar in questione eredita la sua legittimità dall’autorizzazione municipale di occupazione di suolo pubblico di un chiosco di 32 metri quadrati. Negli anni successivi lo spazio occupato si è “dilatato” abusivamente, secondo le indagini svolte dalle forze dell’ordine, di dodici metri quadrati, per cui lo spazio occupato dal bar della Fonte era salito da 32 a 44 metri quadri. A questo punto si capisce che è nata con un vizio di origine la variante ai lavori edili di Piazza Schettini, che è stata approvata un paio di mesi fa dal governo cittadino, perché essa si riferisce ad un manufatto non regolarizzato nella parte abusiva. Parimenti, secondo gli indirizzi degli inquirenti, si è trovata a commettere un illecito la commissione integrata del Comune, che ha approvato la variante e ne ha dato comunicazione alla Soprintendenza dei beni ambientali, che a sua volta ha autorizzato i lavori di spostamento ed ampliamento del vecchio bar. Il punto dolente di tutta la storia è che secondo la legge vigente l’assenso della Soprintendenza si intende automaticamente rifiutata qualora si tratta di opere in tutto, o in parte, abusive e non sanate (articolo 44 DPR 380 6/6 2001). A questo punto le sanzioni per i responsabili nascono dal fatto che in pratica è stata posta in essere la demolizione del bar e la sua nuova costruzione senza un valido permesso di costruzione. Altra questione è la responsabilità della giunta esecutiva del Comune di Pompei e dell’organo tecnico di controllo (commissione integrata). La vicenda assume valenze politiche per il semplice fatto che il titolare del bar indagato della magistratura, è il cognato dell’assessore al personale Carmine Lo Sapio (assente in data di delibera). Già l’approvazione della variante aveva aperto un vespaio in città perché i nemici politici di Lo Sapio e D’Alessio avevano immediatamente gridato allo scandalo, intendendo che la famiglia dell’assessore era stata avvantaggiata dalla delibera amministrativa. Denunce presso Organi costituiti erano partite, come in altre vicende di contestazioni politiche. L’argomento della variante ai lavori pubblici, che riguardano il centro storico di Pompei, è stato trattato anche da un violento manifesto politico da parte di alcuni esponenti cittadini di area Pdl. Lo Sapio è un soggetto autorevole nell’amministrazione di Pompei. Nel bene e nel male è stato determinante nella politica cittadina dell’ultimo ventennio. Indispensabile consigliere del sindaco di Pompei, è stato nel corso di questi anni il più forte ispiratore delle alleanze che hanno costituito e poi modificato la maggioranza che governa la città. Ecco perché il sequestro del manufatto edile di Piazza Schettini assume una valenza di notevole portata politica. Per quanto riguarda l’assessore Lo Sapio bisogna aggiungere che precedentemente si era dimesso dalla giunta di Claudio D’Alessio (da cui rimase fuori un anno) per un vicenda di abuso delizio, in cui fu investita la famiglia della moglie, che gestisce un albergo nel centro di Pompei. MARIO CARDONE