A cura della Redazione
Settant´anni fa la liberazione di Auschwitz. Per non dimenticare, per conoscere Nella storia ci sono alcuni episodi e personaggi che sotto un certo aspetto devono essere ricordati, e sotto un altro devono essere dimenticati. L´orrore dei campi di concentramento come Auschwitz, liberato il 27 gennaio di settant´anni fa, le camere a gas, le umiliazioni e la fame che gli Ebrei e tutti i deportati hanno patito nei campi di sterminio nazisti, non devono essere dimenticati, anche se sarebbe meglio non ricordare fino a che punto può arrivare la pazzia di un uomo come Hitler, che ha odiato una razza intera di uomini, fino al punto di volerla cancellare dalla faccia della terra. Anche se noi non abbiamo conosciuto la guerra e le sofferenze atroci dei campi di concentramento, anche se non potremmo mai capire completamente le umiliazioni e la sofferenze degli Ebrei, penso che tutti possano un giorno perdonare (o quantomeno provare a farlo) coloro che sono stati capaci di atti simili. Quello sarebbe un grande giorno. «Considerate se questo è un uomo... se capire è impossibile, conoscere è necessario». E’ un passaggio del libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Un´opera che è la testimonianza della vita degli Ebrei nei lager degli anni ´40 del secolo scorso, quando la deportazione di migliaia di persone verso il tunnel della morte era in pieno svolgimento. Primo Levi non mostra né rancore né odio verso i tedeschi. Se un uomo avesse una più precisa coscienza dei propri limiti ed errori perdonerebbe di più, e forse la Storia sarebbe diversa e più umana. E´ questo il messaggio che ci lascia in eredità Dobbiamo sempre tenere vivo il ricordo dell´Olocausto e far "conoscere" la Storia, perché capire le origini della tragedia che si consumò durante gli anni della seconda guerra mondiale per mano delle milizie tedesche, è difficile non solo per i giovani. Ed è bene che le nuove generazioni riflettano sul significato della ricorrenza e sui temi del razzismo e dell´intolleranza. L´obiettivo è quello di unire la memoria del passato con testimonianze che affermino il valore della giustizia, della libertà, della legalità in contrapposizione alla violenza e alla sopraffazione, contribuendo a costruire una coscienza civile matura e consapevole. Tra gli Ebrei che trovarono la morte nei campi ricordiamo una ragazzina, Anna Frank. Nel suo diario descrisse tutto ciò che accadeva nei campi di concentramento. Oggi per noi quel diario è uno dei messaggi più alti di comprensione e di fraternità consegnatici dalla generazione più spietatamente colpita. Da non dimenticare il film "La vita è bella" di Roberto Benigni, che vinse l´Oscar come miglior pellicola. Protagonisti sono un padre ed il proprio figlio, catturati e imprigionati nei campi di concentramento. Alla fine, quando la salvezza sembra vicina, è costretto a nascondere il bambino per non farlo mandare alla camera a gas. Quella storia ha un lieto fine. Arriva finalmente il carro armato dell´esercito sovietico, “premio” del gioco atroce, ed il bambino è felice. Ma i campi di concentramento non furono affatto un gioco, i carri armati con la stella rossa o i cosacchi russi alla fine giunsero a dare un domani a quei pochi che erano riusciti a sopravvivere. Una pagina tremenda della storia recente si era conclusa. Bisognava pensare a ricostruire, non solo le città, ma le coscienze, le speranze, la vita di milioni di persone. Forse il compito non è ancora finito... ANNA ARICO´