A cura della Redazione
Pompei. Trafugato dagli Scavi un affresco raffigurante Artemide Furto con destrezza negli Scavi archeologici di Pompei. Un abile ladro, probabilmente su commissione, ha “strappato” un pezzo d’affresco, raffigurante Artemide, dalla parete interna di una cameretta (cubicolo) della Casa di Nettuno. Il furto è stato segnalato dal custode di turno pomeridiano l’11 marzo 2014 alle ore 17,00, durante il giro di ronda nella REG. VI, Ins. 5, Casa N. 3. A sparire dall’interno della casa in attesa di ristrutturazione e, pertanto, chiusa al pubblico, è stato un pezzo d’affresco raffigurante Artemide, sito all’interno di un “quadretto” che la ritraeva assieme al suo gemello Apollo, in una parete che, anche se sbiadita, fa intravedere i colori originali di giallo e del rosso pompeiano. Il custode degli scavi ha scritto una relazione dell’episodio di furto, seguito dal sopralluogo, nella mattinata successiva, alle ore 8,30 del 12 marzo, di Grete Stefani, direttore degli Scavi, intervenuta assieme ad Ernersto de Carolis, responsabile del restauro, ed all´assistente Gennaro Di Martino. I tre si sono recati sul posto, raggiunti dal comandate del nucleo locale dei carabinieri a cui è stata presentata la denuncia. Una tempo nell´ambiente degli scavi di Pompei quando si parlava di furto con destrezza ci si riferiva ai delinquenti abili nello “sfilare” i portafogli dalle tasche dei turisti. Il furto è la riprova che la delinquenza locale ha fatto un salto di qualità rivolgendosi direttamente il “tesoro” custodito dentro gli Scavi di Pompei. Il tutto come se non bastassero i crolli annunciati con cadenza settimanale durante il periodo delle piogge. Risulta che ieri il neo-soprintendente Massimo Osanna ha tenuto una riunione con il personale dei custodi. Il ministero dei Beni culturali intanto ha avviato un´indagine interna, parallela a quella dei carabinieri. Nella sfortuna del furto è capitata la fortuna di disporre sul posto, alla direzione generale del Grande progetto Pompei, un’eccellenza nel recupero delle opere d’arte trafugate ai musei nazionali quale il generale Nistri.. Non è certa la data in cui è stato commesso effettivamente il furto di Artemide perché la domus di Nettuno è chiusa da tempo. Ne consegue che non viene ispezionata tutti i giorni. Sono partite polemiche anche riguardo ai modi e tempi di diffusione della notizia del furto, che è partita ufficialmente con un comunicato della soprintendenza il 18 marzo. Il ritardo è stato giustificato col motivo di dar tempo agli investigatori di scoprire un eventuale “ritorno” dei ladri per altri furti, ma è successo che non solo i delinquenti non sono stati beccati ma c’è stata la riprova che la “solita talpa” ha fatto uscire la notizia del furto in anticipo, rispetto al comunicato ufficiale. Ora si punta sull´utilizzo di eventuali riprese dell´impianto di videosorveglianza. Potrebbero rivelarsi anch´esse inutili in quanto l’area del furto non è servita dalle telecamere. Il problema dei controlli a Pompei è atavico: i custodi sono troppo pochi e demotivati ed è vasta l’area interna al parco archeologico non sottoposta a video sorveglianza. La Casa di Nettuno è stata scavata nel 1843. Durante la Seconda guerra mondiale fu bombardata. L´atrio d´ingresso presenta un impluvium in marmo con al centro la statua di un sileno, insieme a diversi putti in bronzo ed un piedistallo in marmo. Le pareti affrescate sono mal conservate. Permangono tracce di pitture in una stanza, dove, oltre agli affreschi, è conservato pure il pavimento a mosaico. Immediatamente, dopo la notizia del furto, c’è stata una levata di scudi dei sindacati Cisl e Uil locali che hanno fatto notare che negli Scavi di Pompei ci sono mediamente 26 addetti alla vigilanza per ogni turno di servizio per garantire la sicurezza di un’area che si estende oltre 66 ettari e comporta la presenza turistica giornaliera media di 10 mila visitatori. Vale a dire che ogni custode di Pompei vigila su un’area archeologica di 2,5 ettari. “Ci auguriamo che il Soprintendente Massimo Osanna, insediatosi da pochi giorni a Pompei, prenda atto della precaria situazione della sorveglianza e concordi con le organizzazioni dei lavoratori una nuova e più efficiente organizzazione del lavoro di sorveglianza, tenendo conto anche del numero dei visitatori, dell’estensione delle aree archeologiche e del valore bene da salvaguardare”. MARIO CARDONE Twitter: @mariocardone2