A cura della Redazione
Fiume Sarno, l´assessore Cosenza risponde a Michele Del Gaudio La lettera aperta che Michele Del Gaudio, giudice e deputato emerito, ha scritto ad Edoardo Cosenza, assessore regionale, ha sortito un dialogo serrato, approfondito, appassionato, sulla questione relativa al fiume Sarno. Nella missiva, Del Gaudio in sostanza chiedeva la bonifica del corso d´acqua, il più inquinato d´Europa. Inoltre, evidenziava come Torre Annunziata, con il progetto relativo alla seconda foce, sarebbe diventata una sorta di "cloaca" della Campania. Di seguito, le risposte dell´assessore Cosenza alle domande poste dall´ex magistrato e cittadino di Torre Annunziata. Perché è cosi complicato disinquinare il Sarno? «Perché il suo bacino è esteso, coinvolge trentacinque Comuni, tre province, 800 mila abitanti. Ad ogni riunione partecipa una folla di persone in rappresentanza di decine di enti. È macchinoso definire una linea. E poi la situazione iniziale era drammatica: niente fogne interne, collettori, depuratori, anzi parecchi scarichi abusivi. Era un disastro già all’epoca del colera nel 1973. Si avviò la depurazione, ma fu necessario nel 1995 nominare un commissario di governo con poteri speciali». Dal 1973 sono passati quarant’anni e dal 1995 quasi venti, sono state sperperate ingenti somme e il fiume è ancora infetto! «Sicuramente è molto meno malato di prima. Tutti i comuni interessati sono inseriti in un sistema globale di fogne, collettori e depuratori. Mancano all’appello solo Scafati, Boscoreale, Siano e Calvanico, ma sono già finanziate le rispettive opere. È in corso, talvolta con difficoltà, il completamento delle reti fognarie di Castellammare, Torre Annunziata e Gragnano, e del collettore di Gragnano». Quanto tempo dovremo attendere per conseguire l’obiettivo? «Abbiamo le risorse per concludere l´originaria progettazione. Ci sono infatti ancora 150 milioni di euro in contabilità speciale, con utilizzo vincolato, e abbiamo stanziato 37 milioni. Si comincerà nel 2014. I primi lotti saranno terminati a fine 2015 e gli altri gradualmente fra 2016 e 2017». Quanto tempo, assessore? «Non posso affermare che sarà rispettato il 2017, ma posso assicurare che starò col fiato sul collo di progettisti ed esecutori. Come ho fatto per il “suo” ponte di via Sepolcri, inaugurato il 7 marzo 2013, per quello di via Vesuvio, il 20 gennaio scorso, per la Salera, il 17 gennaio». A quel punto l’eventuale residuo avvelenamento sarà solo colpa dei privati? «E´ auspicabile che sia così». È vero che tutte le aziende che “defecano” nel Sarno sono provviste di depuratore? «Alcune ne hanno uno proprio, tutte le altre, attraverso le fogne ed i collettori, “evacuano” in quelli comprensoriali. Nessuna si libera direttamente senza filtro». È vero che i depuratori industriali vengono messi in funzione solo quando ci sono i controlli? «È probabile che delinquenti, per risparmiare, bypassino gli impianti. Stiamo però perfezionando il dispositivo di monitoraggio con ulteriori 15 stazioni, che consentiranno una tempestiva individuazione dei responsabili». Quanto sono costati i depuratori e chi li ha pagati? «Sono stati creati ex novo quelli di Scafati, Angri e Nocera Superiore, mentre sono stati adeguati quelli di Solofra, compreso l’essiccatore, di Mercato San Severino e di Foce Sarno. Sono stati erogati circa 220 milioni di euro, quasi tutti provenienti dal patrimonio statale e regionale». È vero che ci sono anche scarichi di abitazioni, case coloniche, ville…? «Sì, finché non saranno ultimate le fognature e non saranno eliminati tutti quelli illegali». Qual è l’autorità competente per i controlli? «Ve n’è più d’una, la prima è certamente il Comune, poi le forze dell´ordine... Certamente occorre maggiore senso civico». Come mai improvvisamente scoppia il problema idraulico? «L´assoluta insufficienza idraulica del fiume è remota, e sempre più allarmante. Le esondazioni sono frequentissime e il rischio alluvioni è immanente. Gli sforzi compiuti si sono rivelati insufficienti, per cui abbiamo destinato 201 milioni di euro di fondi europei dalla misura 1.6 difesa del suolo». Quindi l’intervento è duplice: uno per il disinquinamento e l’altro idraulico? «E vengono affrontati in maniera univoca e concorrente dalla Regione, che li ha assegnati ad un unico soggetto, l’agenzia Arcadis». Però sembra che l’iniziativa idrica sia diventata più urgente di quella di risanamento! «Urgente, non più urgente! Siamo assillati dai sindaci di Angri, San Marzano, Scafati... Il 22 gennaio a Castellamare in Via Ripuaria un automobilista è stato salvato in extremis. I Vigili del Fuoco ormai ricorrono ai mezzi anfibi. Questa è la regola quando piove! Ma si continua celermente anche sull’altro fronte. Il titolo della sua lettera è “Prima disinquinare poi la foce”. Il titolo della mia risposta è “Contemporaneamente”». Questa non me l’aspettavo... Ma perché una seconda foce? Sarebbe un’altra fogna a cielo aperto! «Non è una foce, ma uno scolmatore! Ecco perché mi arrabbio! Non siamo riusciti a spiegare che si tratta di uno strumento residuale che entra raramente in azione! Finiti i lavori, la piena invaderà lo scolmatore solo dopo le piogge torrenziali reiterate. Altrimenti basterà il fiume. Rispetto all’attuale configurazione, lungo il tracciato dello scolmatore, aggiungeremo solo un tratto limitato di nuova inalveazione per il collegamento tra i due canali preesistenti, Bottaro e Conte Sarno. Cioè useremo soprattutto tracce già presenti sul terreno. Ci sarà anche una notevole riqualificazione a Rovigliano per circa 4,5 milioni di euro». Scolmatore chi? Cioè cosa? «È un canale integrativo nel quale viene fatta sfiorare la quantità d’acqua in esubero rispetto al massimo deflusso idrico della sezione principale del fiume. L’impegno dello scolmatore è previsto in effetti quando l’altezza d’acqua nel Sarno alla traversa di Scafati supererà di circa due metri la normale quota di scorrimento. Le vasche di laminazione, cioè di depotenziamento del flusso, realizzate nell’intero bacino, determineranno, in base ad analisi idrologiche probabilistiche, l’occupazione dello scolmatore in periodi di ritorno non inferiori a 5 anni». Può escludere che si verifichi dieci volte l’anno? Sarà tenuto sempre pulito? A cura di chi? «L’intervallo può accorciarsi di poco. È poi possibile l’autopulizia ciclica durante la magra». Ma perché non se ne sapeva niente? Ci avete presentato la frittata bella e pronta! «Non è vero! Lo studio di fattibilità è stato approvato dall´autorità di bacino nel 2002 e già comprendeva lo scolmatore. Nel 2012 c’è stata la conferenza preliminare, facoltativa, con tutti gli enti e subito dopo è partito lo scooping ambientale, pure facoltativo, proprio per ascoltare ancora le parti. Per Rovigliano sono stati effettuati inoltre numerosi tavoli tecnici con il Comune di Torre Annunziata». Ma c’ è preoccupazione, paura di tumori! «Si può stare tranquilli! Anche perché i lavori idraulici rimuovono i fanghi depositati sul letto da decenni per ripristinare la sezione idraulica originaria; accrescono la portata defluente in ognuno dei corsi d’acqua principali; aumentano la diluizione inquinante. Anche i previsti allagamenti nelle aree di espansione e vasche di laminazione avverranno solo con portate superiori rispetto a quelle odierne e con periodi di ritorno molto più lunghi rispetto ad ora. È evidente che questo riduce sensibilmente la eventuale diffusione di sostanze tossiche, mentre in parallelo proseguono le attività per neutralizzarle». Promette la massima trasparenza anche nei confronti della gente? «Al cento per cento. Il mio timore è che si perda una occasione irripetibile per avere un fiume sicuro e disinquinato grazie in buona parte a fondi europei. Lo dico da tecnico e non da politico, che non sono e non voglio essere». È disponibile ad incontrare i cittadini in dibattiti pubblici? «Certamente, mostrando i dati e la proiezione dell´area di Rovigliano dopo la riconversione».