A cura della Redazione
Parco Nazionale del Vesuvio, lo scempio degli sversamenti illegali Ancora scarichi abusivi di rifiuti sono stati scoperti all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Vesuvio. La segnalazione arriva dal Comitato “Mamme Vulcaniche”, associazione ambientalista che da tempo si batte per la salvaguardia del territorio vesuviano. L´associaizone denuncia lo stato di elevato pericolo ambientale e per la salute umana rappresentato dalla presenza di un enorme quantità di rifiuti di ogni sortita, individuati in località Campanariello, a Boscotrecase, area protetta nelle pertinenze del Parco Nazionale del Vesuvio. Ciò che si è presentato agli occhi delle donne, allertate da un escursionista, è stato piuttosto raccapricciante. Tra i rifiuti abbandonati non è stato difficile scorgere enormi quantità di lamiere, presumibilmente di amianto, pericolosissimo per l’uomo, assiepate tra i pini e i rovi. Durante il sopralluogo le attiviste hanno raccolto materiale fotografico dell’area, per testimoniare alle autorità competenti tale scempio. Percorrendo verso le pendici del Vesuvio la stradina rurale che si inerpica dalla località Campanariello fino all’interno delle fitte pinete, le donne del Comitato hanno individuato cataste di interi cruscotti di automobili, svariati parabrezza, ingenti accumuli di guaine di plastica, parti di vecchi impianti elettrici di autoveicoli, copertoni ed enormi cumuli di guaine isolanti per tetti di abitazioni. E lo squallore dell’area non si ferma qui. Gli sversamenti illegali continuano senza sosta lungo un tratto di ben sette chilometri della via Zabatta, che si snoda da Boscoreale a Terzigno. Ormai una prassi, nell’indifferenza più sorda delle Autorità locali di quest’ultimo Comune. Il grave stato di degrado dell’arteria viaria, anch’essa parte del Parco, più volte è stato segnalato a chi di dovere, come ci affermano alcuni attivisti di Terzigno, senza che, ad oggi, sia stato preso alcun provvedimento drastico atto a fermare questa vergognosa situazione. Gli sversamenti abusivi, per altro, ledono la già fragile e provata economia contadina locale, afflitta negli anni addietro dalla scellerata decisione di impiantare proprio all’interno del Parco una pericolosissima bomba ecologica, la discarica dell’ex Cava Sari, ritenuta tra le più dannose per la salute umana. Insomma, ad oggi, il Parco Nazionale del Vesuvio, almeno le aree fin dove l’uomo può facilmente insinuarsi, non può essere di certo definito un´area protetta e salvaguardata. Annotando questi scempi, toccando con mano queste situazioni così irreali e squallide, anche perché questo è il nostro ambiente e il nostro futuro, si pensa anche all’operato non proprio efficace delle Guardie Forestali, che dovrebbero presidiare la zona coadiuvando le autorità comunali. Invece il Parco Nazionale del Vesuvio vegeta in uno stato di abbandono più totale, dove le aree imbrattate dalla stupidità e dalla insensibilità umana sono all’ordine del giorno. E sembra che non si voglia affatto porre rimedi fermi e decisi per contrastare tali attività illecite. Speriamo comunque che le grida di chi si batte per la salvaguardia della nostra terra, servano almeno a scuotere le coscienze e a mobilitare gli Enti preposti affinché venga ripristinato il consono stato dei luoghi. VINCENZO MARASCO