A cura della Redazione
La Tess non paga, licenziati cinque dipendenti vigilanza area ex Metalfer Dramma lavoro per cinque dipendenti del Consorzio Servizi, che gestisce o, per meglio dire gestiva, le attività di vigilanza e guardiania presso i capannoni dell’ex Metalfer a Torre Annunziata. La società vanta crediti dalla Tess per circa 100 mila euro. Soldi che, tuttavia, non sono stati pagati. E così la Direzione si è vista costretta a licenziare tre suoi operatori, mentre altri due sono in procinto di subire la stessa sorte. Pasquale Esposito, Francesco Piro, Benito Caputo, Donato Chirullo ed Oreste Frappola, i cinque dipendenti torresi del Consorzio assegnati alla vigilanza della struttura di via Terragneta, non percepiscono lo stipendio da quattro mesi e, purtroppo, dovranno cercare un’altra occupazione. La loro storia è quella comune a tanti altri lavoratori oplontini espulsi dai cicli produttivi. La loro vicenda comincia nel 2010, quando il Consorzio Servizi intraprende la sua attività presso gli stabilimenti Bennu Yachts, azienda del Polo Nautico oplontino. La società si insedia nei capannoni dove un tempo era localizzata la produzione della Metalfer, poi fallita. La Bennu Yachts paga regolarmente i servizi offerti dall’istituto di vigilanza fino all’aprile 2012. Poi, la Tess, proprietaria del suolo, espropria i capannoni per presunte inadempienze da parte dell’azienda nautica. La Tess, il cui socio di maggioranza è la Regione Campania, entra in crisi e viene messe in liquidazione. Giuseppe Catenacci è il commissario liquidatore della società di sviluppo dell’area torrese-stabiese. Viene poi nominato custode giudiziario dei beni stoccati all’interno dei capannoni e di proprietà della Bennu Yachts. Tra questi, figurano anche cinque natanti, alcuni di grosse dimensioni, che giacciono ancora lì. I cinque dipendenti del Consorzio Servizi continuano ad espletare il loro lavoro, giorno e notte, vigilando sulla sicurezza del sito industriale. Poi, la doccia fredda. Il commissario Catenacci informa la Direzione che non ci sono i soldi per pagare le fatture, poco più di 100 mila euro. Il 3 giugno scorso, il Consorzio decreta la fine delle attività presso l’area, attraverso una disdetta. I cinque operatori non possono più accedervi e neanche dare da mangiare al cane posto a guardia del sito, uno splendido pastore tedesco di nome Bennu. Nel frattempo, però, un altro istituto di vigilanza, Mirea Group che opera tra Napoli ed Avellino, subentra al posto del Consorzio. Decisione paradossale, considerando che la Tess è ancora debitrice nei confronti del Consorzio Servizi. «Non potevo fare altrimenti - replica Catenacci -. Devo applicare la legge. La disdetta mi ha obbligato ad affidare il servizio ad un´altra società». Un´altra patata bollente, quella nelle mani di Catenacci, alle prese anche con la vertenza che riguarda i ventotto lavoratori Tess, anch´essi senza stipendio da novembre. Intanto, la protesta dei lavoratori del Consorzio Servizi si sposta proprio all´esterno del sito industriale. «Non possiamo fare la spesa e pagare le bollette - affermano -. Come facciamo a sostenere le nostre famiglie?». Un appello disperato che rivolgono anche al sindaco Giosuè Starita, affinché si faccia portavoce in Regione del loro disagio. Sconfortati anche i vertici del Consorzio Servizi. «Questo è un tipico esempio di come lo Stato si accanisce contro le piccole e medie realtà imprenditoriali - spiega il presidente Salvatore Piro -. Fin quando abbiamo lavorato con un soggetto privato, i pagamenti sono stati sempre regolari ed abbiamo potuto onorare anche le spettanze dei lavoratori. Ora, invece, vantiamo crediti dalla Tess, che è una società partecipata della Regione. Avevamo avuto rassicurazioni che almeno la metà di quanto ci spettava sarebbe stato saldato. Ed invece nulla, nonostante ci sia un decreto ingiuntivo nei confronti della stessa Tess. La nostra rabbia sta nel fatto che un Ente pubblico non salda i suoi debiti, mentre pretende che in ogni caso vengano saldati i “debiti” delle piccole e medie imprese nei confronti dello Stato. Una situazione assurda». «Purtroppo non siamo in grado di poter adempiere al pagamento degli stipendi per i nostri cinque lavoratori - prosegue Giacomo Borriello, direttore generale Risorse Umane del Consorzio Servizi -. A malincuore siamo stati costretti a licenziarli. Abbiamo provveduto, di tasca nostra, a liquidare sette mensilità, con la speranza che questi soldi ci venissero poi restituiti dalla Tess. Ma non possiamo andare oltre. La congiuntura economica sfavorevole si è abbattuta come una scure». Le speranze di poter tornare al lavoro, per i cinque lavoratori del Consorzio Servizi, sono quasi del tutto svanite. Altre cinque famiglie di Torre Annunziata restano, dunque, senza un sostentamento. Fino a quando si potrà andare avanti così, soprattutto in un´area estremamente depressa sul piano economico e sociale come è la nostra città? DOMENICO GAGLIARDI