A cura della Redazione
"Provolera", la denuncia di un commerciante: «Noi cittadini lasciati soli» Pubblichiamo la lettera di un commerciante del rione Provolera. Nella missiva inviata in Redazione, viene denunciato l´abbandono del quartiere da parte delle Istituzioni. Gentile direttore, approfitto di questo giornale per scrivere qualche parola al primo cittadino. In fondo ci stanno togliendo tutto ma almeno la parola è ancora un nostro diritto. Uso la parola Sindaco per far capire che mi rivolgo a colui che è stato scelto come “guida” di Torre Annunziata. Chi scrive è un ex studente universitario che per ovvie ragioni si trova a condurre da 30 anni un’attività commerciale nella zone sud (meglio conosciuta come “Provolera” ). Ho 52 anni, sono cresciuto e nato in questa zona e grazie a chi mi ha messo al mondo ho dei sani principi: legalità e rispetto. Prima che lei nascesse, avvocato Starita, ho seguito negli anni i vari sindaci ed assessori che non hanno mai fatto niente per questa zona, pur ricevendo sempre molti voti. Gli anni passano come gli uomini politici, e il termine politico ora può essere rivolto a pochi che, ahimé, si trovano attualmente all’opposizione, ma questa è un’altra storia. Tornando alla nostra situazione, io più che commerciante sono quasi un missionario. La maggior parte delle persone che entrano nel mio negozio ha grossi problemi economici. Uso la parola missionario perché io mi trovo a dover far fronte a tante persone che mi dicono: “poi pago”. I suoi predecessori, come lei, non hanno fatto niente per poter non chiudere la scuola “Manzoni”, che era in zona. Non si è fatto niente affinché si potesse debellare il degrado con azioni incisive di rilancio e sviluppo del terriotrio, ed in special modo del quartiere in cui svolgo la mia attività. Il Comune, come tutti gli altri organi, riconoscono questa zona se non attraverso le varie “carte” da pagare che mi arrivano: Soget, occupazione suolo 200 euro all’anno; Soget, immondizia 2.200 euro all’anno; luce, acqua, telefono, Inps, Iva, ragioniere e così via. Il Comune non ha controllo di niente, la Multiservizi prende cartoni nella zona “bella” della città tutti i giorni, da noi no. I servizi sociali non fanno niente per i ragazzi del quartiere, che non sapendo che fare ti creano solo problemi. Non c’è un piano che controlli le attività commerciali, per cui ci sono attività senza licenze. Combatto con i grandi centri commerciali, ma anche con coloro che non pagano un euro di niente. Siamo cani abbandonati, entriamo nella mischia del “non perbene”, pur vivendo onestamente. Concludendo signor Sindaco, spero che negli anni che mi restano da vivere io possa continuare a mantenere fede agli insegnamenti che mi hanno dato i miei genitori, perché anche una brava persona, in queste condizioni, può diventare “cattiva”. In trent’anni si accumula tanta rabbia dovuta al fatto che un uomo si è sempre sentito abbandonato da tutti, vivendo sempre pagando, pagando, pagando solo in cambio del NIENTE. Sicuro di non procurarle nessun effetto né preoccupazioni, mi complimento con lei per le belle parole spese nella registrazione diffusa dagli altoparlanti nelle strade e che accompagnava le serate della festa patronale. Parole tante, fatti zero. Un commerciante stanco