A cura della Redazione
I marò italiani fermati in India e la storia di Rossella Urru Esistono momenti che un uomo o una donna non vorrebbero mai vivere. Eppure l’impensabile è sempre in agguato. Parliamo della tragica privazione della libertà individuale, non per atti accertati come delittuosi, che sia chiaro, in conseguenza all’espletamento dei propri doveri, sia civili che morali. Massimiliano, Salvatore, Rossella (foto): concetti di vita diversi, ma uniti da un unica sorte, la “prigionia”. I primi due, uomini dello Stato, soldati del Reggimento San Marco (reparto d’elite della Marina Militare italiana), sono stati fermati durante l’espletamento di un mandato ONU e accusati dalle autorità indiane di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati. Il caso ha generato una profonda crisi diplomatica tra i due Stati sovrani (l’Italia e l’India) che non trovano una congruenza sul rispetto reciproco delle leggi internazionali del mare. Rossella, ventisettenne di Samugheo in Sardegna, rappresentante del Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli (CISP), che donava se stessa per gli altri, per quelle popolazioni affamate, sempre più bistrattate da un sistema globale oramai divenuto sempre più cinico e che mira le sue ansiose apprensioni solo alle fredde questioni economiche, è stata rapita nella notte tra il 23 e 24 ottobre 2011 in Algeria da un gruppo di integralisti. Il caso di Massimiliano e Salvatore passa subito in cima ai rotocalchi internazionali e smuove un’attenzione fervente da parte delle più alte cariche dello Stato italiano che, a sua volta, mette in campo le più svariate alternative e legittimazioni per trovare una congruenza con il pensiero indiano, intenzionato a processare lì dove ora si trovano i due fucilieri. Il caso di Rossella appare, invece, molto più disperato. E’ caduta nelle mani della sponda opposta alla legalità. Potremmo perfettamente dire che è vittima di un anti-Stato che la rinchiude in un subdulo ed estenuante silenzio. Come poter mai trovare una congruenza con una simile istituzione? Eppure c’è chi, sottobanco, cautamente, lontano dalla luce dei riflettori, lavora per trovare un cavillo che possa smuovere e ridonare alla Patria una sua "figlia", ed i suoi due "figli." Chi non resta a guardare, e certamente in silenzio, è il popolo. Anzi, la sua mobilitazione diventa tangibile. Il popolo delle strade, il popolo del web. Insieme gridano, si dimenano, si confrontano anche sottolineando stupide asserzioni fatte di pessime dietrologie e idealismi ottusi. L’importante però che se ne parli e che nessuno finisca nel dimenticatoio. In conseguenza alle azioni del popolo, anche alcune Istituzioni locali fanno la loro piccola, ma apprezzata, parte. C’è chi si riversa in strada organizzando fiaccolate di ricordo, c’è chi ritiene opportuno calare striscioni, come è accaduto nei comuni di origine dei tre “prigionieri” e, guardando più vicino, a Castellammare di Stabia. Qui il sindaco Luigi Bobbio ha voluto calare dal balcone della Casa municipale uno striscione di solidarietà con i volti di Massimiliano e Salvatore. L’importante è che tutto ciò sia frutto del cuore, della vera solidarietà che un popolo di mare riserva a degli uomini di mare quali sono i due militari “ingiustamente” detenuti in India. Perciò, l’importante è che non se ne faccia uno "spot" per subdule campagne di visibilità politica. Comunque sia, resta significativo il fatto che accanto alle figure del Capo di prima classe Massiliano La Torre e del Sergente Salvatore Girone, uomini dello Stato, ci sia il nome di Rossella Urru, donna di pace. L’importante è che i nostri fratelli, la nostra sorella, vengano resi subito liberi! VINCENZO MARASCO