A cura della Redazione
I figli migliori di Torre Annunziata per la rinascita della città Nemmeno la pubblicità di un regalo, da ritirare gratuitamente, con un invito a recarsi in agenzia (Smarty Travel, ndr), è servita a muovere i miei concittadini e convincerli a cambiare atteggiamento, quanto basta a capire che mai niente cambierà in questa città. La logica dell’immobilismo e il piacere della chiacchierata in piazza per criticare e giudicare regnano sovrane nei cuori della gente. A ragion veduta dunque i protagonisti della condanna di questa città all’arretratezza e alla recessione si imbarcano ancora e di nuovo nell’avventura politica di candidarsi per continuare a mantenere lo status quo: che squallore! Eppure molti, tutti, danno la sensazione di voler cambiare il mondo. A sentire i tanti soggetti politici che si propongono, alternativamente ora nell’una ora nell’altra coalizione, pare che ognuno di loro abbia la forza e la volontà di trasformare questa città, prima ancora di riuscire a trasformare se stessi pur avendone avuto l’opportunità in più tornate con cariche e incarichi mai tradotti in fatti concreti. Non è verosimile che figure già candidate, elette, che hanno rivestito per lungo tempo ruoli rilevanti (e ben remunerati) siano in condizioni anche solo di promettere ancora e proporsi alla cittadinanza. Ma tant’è dal momento che i “professori critici” non si fanno avanti, gli uomini qualificati si negano e le liste sembrano già dire che i giochi sono fatti, cosa ci tocca se non accettare supinamente l’esito anche quando vorremo difenderci confessando la nostra insolenza: io non ho votato! E sembra cosa saggia e giusta? Per cosa avremo aspettato che questa amministrazione finisse i suoi tempi di vuoto e inconcludente mandato? Io reputo insensato per quegli uomini proporsi ancora, ma evidentemente essi conoscono meglio di me questa gente, questo paese, anche se so per certo che non possono amarlo quanto io l’amo e tanti altri come me che però non riescono a dimostrarlo. Sono troppo andato negli anni per considerarmi “il nuovo” per la mia gente, né lo vorrei perché detesto i vecchi che vogliono presentarsi come giovani e nuovo, mistificando il valore del servizio e della gestione della cosa pubblica, diventandone padroni assoluti in un assurdo crescendo di amore per il potere e la carica che trascura ogni principio e sentimento d’amor proprio e della città che dovrebbero servire. Sento profumo di interessi privati in tutte le chiacchiere di chi si smania di sostenere le dette candidature adducendo giustificazioni le più disparate: esperienza, capacità, conoscenze, come se si potesse avere l’imprimatur del “perfetto amministratore” reso inabile solo dagli incapaci che li hanno limitati procurando di non lasciargli fare quello che avrebbe potuto e saputo realizzare. Quindi riproporsi è d’obbligo, perché questa volta …! E chissà che non sia giusto riprovarci: che dire? Se non abbiamo alternative…No, non sono un catastrofista e non voglio nemmeno distruggere quello che qualcuno, spero in buona fede, sta tentando di costruire. La mia sfiducia nasce dal senso di abbandono costante e rinnovato della gente di questa città più volte e in vario modo sollecitata ma mai disposta a rendersi attiva protagonista del proprio futuro. Così come i giovani che detestano misurarsi con le proprie responsabilità, ai quali ho più volte indicato una via, anche sobillandoli alla ribellione, a prendere iniziative con senso di responsabilità, con convinzione, con evidente incapacità da parte mia di scrollarli dal torpore mortale che abbraccia in un’agonia irreversibile la città. Mi rendo conto che sono parole dure quelle che proferisco oggi, ma siamo alla fine di un altro anno, un anno di recessione e immobilismo che vede sconfitta ogni velleità di cambiamento concreto. Chiedo scusa a chi legge se sono così aspro in questi giorni di festività condivise, non intendo rovinare la ricorrenza, ma mi preoccupa sempre più il tempo che avanza e l’assenza di reali desideri di cambiamento. Il nostro atteggiamento deve mutare se vogliamo salvare la città e il futuro Forse un modo potrebbe esserci: affidarci ai Torresi nel mondo, a quelli che lontano da Torre hanno saputo imporsi e farsi valere, che hanno realizzato se stessi dando lustro immeritato a questa città. Auspico perciò il rientro degli uomini migliori che non essendo invischiati nella triste realtà che ci opprime possono ancora esprimere quello che un buon cittadino sa quando vuole assumere un ruolo di amministratore e responsabile delle sorti della propria città natale che merita certamente i suoi figli migliori per recuperare un futuro solido e sicuro che ridia speranza e renda giustizia alle capacità proprie di una città che aspetta di recuperare il posto che le compete nel mondo moderno. BERNARDO MERCOLINO