A cura della Redazione
Crisi e rimedi: la Patrimoniale secca e la svolta nel Paese La finanziaria di 25 miliardi targata Monti può essere utile per raggiungere il pareggio del bilancio del 2013, secondo l’impegno preso dal capo del nostro governo in sede comunitaria. Si creerebbero così anche i presupposti per il contenimento dei tassi d’interesse più o meno entro l’attuale livello, vale a dire nei limiti di 450 punti di spread rispetto a quelli tedeschi. La possibilità che l’enorme debito pubblico italiano (1,9 miliardi di euro) ritorni ai prezzi di listino ed ai tassi ante crisi è legata anche alla tassazione una tantum della ricchezza privata con il ricorso ad una patrimoniale secca. La proposta è stata fatta da Santolo Cannavale in un suo intervento sul “Fatto Quotidiano”, e trova fondamento sul fatto che la crisi di fiducia degli investitori internazionali sui titoli pubblici italiani è dovuta al particolare che il Pil del nostro Paese non ha prospettive di crescita negli anni immediati, né pare che la manovra di Monti possa ottenere risultati di rilievo, in tal senso, nel prossimo futuro. Ora, se è vero che nel rapporto credito/debito la fiducia è indice della solvibilità del debitore sulla base di segnali concreti come il ritmo di crescita del suo patrimonio di riferimento, oppure la dimostrazione del potenziale di una riduzione progressiva del debito pubblico, scartando, per palese impotenza, la prima ipotesi, resta disponibile la seconda possibilità: un’ostentazione di muscoli che punti al rientro di una quota significativa del debito. La soluzione a portata di mano (anche se ci sono grossi ostacoli politici) è quella di un’imposta patrimoniale del 4 per cento sul patrimonio complessivo di circa 8.000 miliardi di beni mobili ed immobili posseduti dai cittadini italiani. Si ricaverebbero in questo modo all’incirca 320 miliardi di euro che servirebbero ad estinguere parte dei titoli pubblici italiani in scadenza tra la fine del 2011 e tutto il 2012. Si tratterebbe di una formidabile dimostrazione di autonomia nei confronti degli investitori esteri, indisponibili a sottoscrivere BTP italiani, se non a tassi elevati di rendimento. Inoltre, la politica europea ha messo in campo lo scarso senso di solidarietà finanziaria che regna nel ceto dei Paesi membri, mentre gli interventi della Banca Centrale Europea (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno amplificato lo stato d’emergenza finanziaria, annullando ogni possibilità di ricorso al mercato dei capitali. L’iniziativa di una patrimoniale secca della portata sopra descritta potrebbe comportare anche il fermo di alcuni mesi della speculazione internazionale, che sta approfittando della concentrazione di scadenze di titoli ravvicinate nell’arco di un solo semestre. Sarebbe uno stop and go. Il lasso di tempo a disposizione (senza grossi problemi finanziari) farebbe respirare il Paese. Potrebbe bastare a rilanciare l’economia, mentre ci sarebbe il risparmio di interessi per circa 15 miliardi di euro che potrebbero essere impiegati nel rilancio produttivo. MARIO CARDONE