A cura della Redazione
Il diluvio spinge la città sott´acqua Un giorno infernale, quello trascorso domenica 6 novembre a Torre Annunziata. Alle prime luci dell’alba un nubifragio si è abbattuto sulla città: fiumare d’acqua hanno inondato le strade, allagando negozi e scantinati. Sconvolgente lo spettacolo che si è presentato agli occhi di quei pochi, increduli spettatori che hanno avuto la “fortuna” di assistere ad un evento eccezionale: la Rampa Porto trasformata in una cascata di acque impetuose. Ma l’incessante pioggia ha allagato anche tantissime strade di Torre Annunziata. In via Gino Alfani l’acqua ha raggiunto i quaranta centimetri di altezza, raggiungendo la sommità del muretto che delimita la strada dal trincerone ferroviario. Corso Umberto I ha assunto le sembianze di un canale, con molti negozi invasi dall’acqua ed impraticabile per molte ore. Nelle medesime condizioni anche corso Vittorio Emanuele III, via Roma, corso Garibaldi, via Sepolcri, via Vesuvio, via Staiano e tante altre strade. I motivi degli allagamenti sono molteplici. Innanzitutto il fattore meteorologico: un diluvio di intensità come quella di domenica scorsa fortunatamente non si abbatte spesso sul nostro territorio. A ciò si aggiungono le fiumare d’acqua provenienti dai paesi vesuviani, Trecase e Boscotrecase, che inondano letteralmente le nostre strade. E, infine, un sistema fognario inadeguato ed incapace di assorbire le centinaia di migliaia di litri di acqua piovana. Inoltre, una pulizia ed una manutenzione costante delle caditoie, molte delle quali completamente otturate, certamente non avrebbe evitato gli allagamenti di domenica scorsa ma quanto meno ne avrebbe ridotto i danni. Eppure basterebbe poco per risolvere definitivamente questo problema. Con l’entrata in funzione del collettore fognario, nel quale verranno convogliate le acque nere e bianche dei comuni di Trecase, Boscotrecase, Boscoreale e in parte di Terzigno, oltre a quelle di Torre Annunziata, il problema verrebbe risolto a monte. Il collettore, infatti, ha una portata di 15 mila litri a secondo (la metà di quella del fiume Sarno), e questo escluderebbe qualsiasi ipotesi di futuri allagamenti. Inoltre è stato progettato in modo tale che qualora le acque pluviali superassero di cinque volte la portata fecale, l´eccedenza (acque bianche) verrebbe convogliata direttamente a mare attraverso la galleria di Capo Oncino. Il vero problema, però, è capire quando il collettore entrerà in funzione. Iniziato a costruire nel ´73, anno del colera, l’opera è stata terminata alla fine degli anni Ottanta. Nel 2004 il gen. Roberto Jucci, commissario per la bonifica del fiume Sarno, dichiarò che il collettore era pronto per essere collegato al depuratore di Castellammare di Stabia. Da allora si attende, purtroppo, ancora l’allacciamento. L’installazione del ponte autostradale di via Sepolcri dipende proprio dall’entrata in funzione del collettore. Ed è stato questo il motivo che ha indotto gli organismi preposti ad affrontare finalmente il problema, a stabilire un crono-programma dei lavori ed a fissare per gli inizi dell’anno prossimo la data per la riapertura della strada. Sarà vero? Meglio non sbilanciarsi in previsioni, anche se apprendiamo che i lavori per l’allacciamento sono stati già appaltati ed attualmente in corso. ANTONIO GAGLIARDI NUBIFRAGI E VERGOGNE AMMINISTRATIVE Le immagini sconvolgenti di Rampa Porto hanno fatto il giro del mondo via web. Per l’intera giornata di domenica 6 novembre e gran parte del giorno successivo il contatore del sito torresette.it è andato letteralmente in tilt toccando dei picchi incredibili di contatti mai registrati nella storia del nostro quotidiano on line. La rabbia furiosa delle acque che scendeva verso il mare ha incuriosito persino il sito repubblica.it che ci ha chiesto (ed ottenuto) la liberatoria per pubblicare il nostro filmato. Ma Rampa Porto rappresenta solo l’emblema più eclatante, per i fotogrammi sconvolgenti, di una ancestrale e vergognosa condizione nella quale versa il sistema fognario di Torre Annunziata. Il nubifragio di domenica mattina ha provocato l’ennesimo di una lunga sequela di allagamenti che registriamo puntualmente da decenni. Disastri ambientali che, però, non hanno impedito all’ultimo Consiglio Comunale di eliminare dal bilancio ventimila euro precedentemente stanziati per la pulizia delle caditoie stradali. Questi fondi sono stati dirottati verso attività assolutamente evanescenti in confronto alla voce originaria del rendiconto cancellata dall’emendamento. Un atto miope e scellerato perpetrato ai danni della collettività le cui emergenze ed esigenze, anche in termini di sicurezza, sono state seppellite da strumentalizzazioni di bassa lega. Politica, naturalmente. Poco importa se una pioggia leggermente più forte del normale spinge sott’acqua un’intera città, ne devasta i negozi e le strade. La cancellazione di quell’importo dal bilancio è un terribile termometro per stabilire la temperatura, ai limiti del vaneggiamento, che si misura oggi nella classe dirigente chiamata a gestire le sorti del nostro territorio. Qualcuno ha obiettato che, anche con le caditoie pulite, l’eccezionalità dell’evento meteorologico di domenica scorsa avrebbe comunque creato i disagi così impietosamente immortalati dalle nostre immagini (a proposito, ringraziamo anche tutti i lettori che hanno collaborato a creare la fotogallery delle conseguenze del nubifragio). Previsione plausibile, ma resta inconfutabile il dato dell’insensibilità e la strafottenza dimostrata nell’eliminare dal bilancio, senza una dose minima di riflessione, una spesa importante per l’incolumità dei cittadini a favore dell’«effimero elettorale». La valanga di contatti registrati dal nostro sito, da un lato ci lusinga poichè rappresenta un’ulteriore dimostrazione della vastità dei consensi verso il nostro impegno quotidiano nel raccontare le vicende del complicato territorio che viviamo. Da un altro versante, però, ci amareggia perché, ancora una volta, contribuisce ad esportare un’immagine maledettamente ottenebrata della città che anche la profonda responsabilità del nostro lavoro sta cercando di rimuovere. GIUSEPPE CHERVINO (Dal periodico TorreSette del 11 novembre 2011)