A cura della Redazione
Gli studenti del Pitagora ricordano Siani. «Cambiare partendo da noi stessi» E’ una grande iniezione di fiducia, per noi ragazzi, quella proveniente dai relatori dell’evento tenutosi presso l’ISIS Pitagora, il 25 ottobre, in memoria di Giancarlo Siani. I liceali, a distanza d’un mese, hanno voluto incontrare nuovamente giornalisti e rappresentanti delle istituzioni per discutere, questa volta da protagonisti, delle problematiche che affliggevano e, purtroppo, continuano ad affliggere Torre Annunziata. Si respira, fin dalle prime battute, un’atmosfera speciale, che riesce a catturare e coinvolgere tutti i ragazzi presenti. Questi ultimi, attraverso domande ed interventi, provano e chissà, riescono a colmare dubbi e paura caratterizzanti la nostra età e la vita all’interno della comunità torrese. Le emozioni non si fanno attendere. L’evento viene aperto da un video riguardante l’unità d’Italia prima e l’intonazione, da parte di tutti i presenti, dell’inno nazionale dopo. A prendere la parola è il dirigente scolastico Benito Capossela, che ricorda come questo incontro, oltre a commemorare Giancarlo Siani, serva soprattutto a mettere in evidenza le problematiche della nostra città. Al riguardo, come non ricordare l’abbandono ed il conseguente spreco della tendostruttura liceale. La speranza, divenuta poi promessa, è quella di rendere completamente funzionante la struttura entro un anno, e riuscire a trasformarla in punto d’incontro e svago per tutti i torresi. Molti dei presenti, tra cui i ragazzi di Radio Siani, s’impegnano ad assistere i liceali nella lotta per far sì che ciò possa realmente avvenire, promettendo, persino, di collaborare alla pulizia manuale della tendostruttura. Poi è il momento dei relatori. Ognuno di essi, viene subito incalzato dalle pungenti domande degli alunni, i quali agiscono non come semplici ed apatici spettatori ma, bensì, come parte integrante ed attiva della manifestazione. I ragazzi di Radio Siani raccontano quali siano le motivazioni che, tuttora, li spingono a continuare nel percorso intrapreso anni fa. “Abbiamo voluto lanciare sia una sfida alla comunità che divenire un esempio, per far capire che si può cambiare partendo, però, da noi stessi”. Agiscono, tutt’oggi, all’interno di un bene confiscato alla camorra ad Ercolano, lottando, come faceva anche Siani, tutti i giorni senza, però l’aspirazione di trasformarsi né in eroi né in martiri. E’ proprio da questa discussione che emerge il punto cruciale della mattinata, ovvero il senso di responsabilità ed impegno civile. Come ricorda anche Giovanni Taranto, giornalista di “Metropolis”, non dobbiamo aggrapparci a nessuno nella speranza di un miglioramento futuro, ma prendere coscienza d’essere, ognuno di noi, “il motore dello sviluppo della società”. Essere consapevoli, poi, di quali siano i nostri diritti e lottare, in prima linea, con coraggio e dedizione, per far sì che vengano rispettati, citando come esempio Michele del Gaudio (seduto ad assistere silenziosamente tra i ragazzi) nell’inchiesta “Tangentopoli”. Sulla questione, rimane anche il rappresentante della fondazione Polis, Paolo Miggiano. Sostiene che il compito delle amministrazioni locali sia “solo” quello di migliorare la vita del cittadino all’interno della società, garantendogli varietà di scelta. Tocca a noi, però, impegnarci quotidianamente per far sì che essa agisca correttamente. Sorge, quindi, spontaneo domandarsi quali sia il ruolo dello Stato nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata e le ragioni che spingono, sempre più, i giovani a disaffezionarsi alla politica perdendo, in questo modo, speranza nel futuro. Sulla prima questione torna il Colonnello della Guardia di Finanzia, Fabrizio Giaccone. Ricorda i successi ottenuti nella lotta alle mafie senza, però, dimenticare che tutto questo è avvenuto anche grazie alla compartecipazione attiva dei cittadini ed invita, a tal proposito, i ragazzi a discutere maggiormente con le forze dell’ordine. Sulla seconda questione, maggiormente spinosa, risponde uno dei ragazzi di Radio Siani. “Dobbiamo riscoprire il vero significato della parola politica tornando al suo significato etimologico”. Infatti, essa deriva dal greco “politikè” che tradotto significa “che appartiene alla città”. Occorre, allora, riscoprire il dialogo e l’interesse verso la propria comunità, discutendo insieme dei problemi che c’affliggono e cercando di trarre delle conclusioni in merito. “Dobbiamo agire, non essere omertosi”. Personalmente, credo che quello del 25 ottobre possa essere un grande punto di partenza al fine di apportare un vero e proprio cambiamento all’interno della nostra città e, assolutamente, non dobbiamo far sfuggire l’occasione. Ricordo che quando descrissi l’evento passato del 23 settembre, rimasi con l’amaro in bocca nel vedere i miei coetanei privati della possibilità di esporre le loro considerazioni in merito a questioni che coinvolgono e caratterizzano in pieno la vita di un giovane del sud Italia, come ricordato anche da Pasquale Testa nel suo intervento. Al termine dell’incontro di martedì scorso, invece, ho provato una sensazione totalmente diversa. Per costruire un presente realmente solido e che abbia anche una prospettiva di sopravvivenza futura, capace di resistere anche ai terremoti più violenti senza crollare come un castello di sabbia, bisogna dar voce ed ascolto a noi ragazzi. Perché, come ricorda Taranto, i cambiamenti non avvengono spontaneamente. Tocca, quindi, rimboccarsi le maniche e far sì, attraverso l’impegno costante e collettivo, che le nostre idee diventino realtà, senza che si trasformino in una mera e quanto mai evanescente speranza futura. Lo dobbiamo sia a noi stessi e sia a Giancarlo Siani affinché quest’ultimo, come affermato da Pietro Gargano, non diventi “un vecchio e polveroso monumento”. MARCO SEPPONE (Dal periodico TorreSette del 28 ottobre 2011)