A cura della Redazione
Via Sepolcri: mancano le autorizzazioni per il collettore. Fermi i lavori Interrotti i lavori per l’allacciamento del collettore al depuratore di foce Sarno. Il ponte diventa una chimera e si allontana ancora una volta l’apertura di via Sepolcri. Vi ricordate la risposta che il Ministero delle Infrastrutture ha dato un mese fa all’interrogazione presentata da un partito (Forza del Sud) che chiedeva della tempistica occorrente per la riapertura del ponte di via Sepolcri? Ne riportiamo uno stralcio: “Il ponte sarà realizzato entro sei mesi dalla fine dei lavori per la messa in funzione del collettore, prevista per il 31 ottobre 2011”. Quindi secondo il Ministero, partendo da oggi, venerdì 14 ottobre, entro una ventina di giorni il collettore fognario sarà bello e collegato al depuratore di foce Sarno. Di conseguenza, bypassando la fogna sottostante l’autostrada, potranno finalmente ripartire i lavori per l’installazione del ponte ed aprire finalmente via Sepolcri. Certo, nella risposta del Ministero c’era una condizione, ossia che gli impegni assunti dalle istituzioni (Regione, Autorità di Bacino, Comuni) fossero rispettati. E qui casca l’asino! Gli impegni sono stati rispettati? Purtroppo dobbiamo dire di no! E vi spieghiamo anche il motivo. Un collettore fognario ha bisogno di un impianto di sollevamento per trasportare i liquami fino al depuratore, dove le acque vengono trattate con un processo biologico. In caso di cattivo funzionamento dell’impianto o di un’improvvisa interruzione di energia elettrica, entrano in funzione i gruppi elettrogeni. Ma esiste una terza scappatoia ed è rappresentata dai cosiddetti “scaricatori di emergenza”, che entrerebbero in funzione nel caso in cui, malauguratamente, si bloccasse contemporaneamente sia l’impianto di sollevamento che gli stessi gruppi elettrogeni. Con gli “scaricatori di emergenza” i liquami verrebbero immessi direttamente a mare (cosa che accade normalmente oggi) per evitare che possano traboccare dai tombini. E’ un’eventualità molto rara, mai verificatasi finora, ma che potrebbe accadere. Ed è questo l’intoppo che ha causato la sospensione dei lavori di allacciamento del collettore al depuratore di foce Sarno. Fino a qualche mese fa la legge attribuiva alla Provincia il rilascio della certificazione che attestava il buon funzionamento degli “scaricatori di emergenza”. Ora, invece, l’ente interessato è la Regione che ha trasferito, nel nostro caso, la competenza ai comuni di Castellammare e Torre Annunziata. E qui nascono i problemi. “Al di là di quanto da lei descritto - afferma il dirigente dell’Ufficio tecnico del comune di Torre Annunziata, Giuseppe D’Amico - c’è anche un altro aspetto della questione. In questi giorni ho avuto modo di leggere una lettera pervenuta al Comune nel mese di giugno scorso in cui la Regione Campania ci chiedeva l’autorizzazione a scaricare direttamente a mare, davanti Capo Oncino, i liquami del collettore qualora l’aliquota delle acque di piena eccedesse cinque volte la portata media. Ora è vero che un caso del genere potrebbe capitare ogni cento anni, ma se ciò dovesse accadere chi risponderà del grave danno arrecato all’ambiente? Il collettore non è stato realizzato dal Comune, perché vogliono da noi le autorizzazioni? Perché la Provincia, che fino a qualche mese fa era competente in materia non le ha rilasciate a suo tempo?”. Obiezioni legittime, ma sta di fatto che la Regione Campania ha legiferato trasferendo le relative competenze ai Comuni. Intanto la ditta ha sospeso i lavori in mancanza delle predette autorizzazioni, mentre il Comune a sua volta è restio a concederle. E allora come se ne esce da questa situazione? Quanto tempo dobbiamo ancora aspettare per riaprire una strada chiusa ormai da quasi sei anni? Una situazione paradossale di cui non si riesce a venirne a capo, nonostante l’interessamento di consiglieri e assessori regionali e la presa di posizione di comitati e semplici cittadini dei Comuni interessati. ANTONIO GAGLIARDI (Dal periodico TorreSette del 14 ottobre 2011)