A cura della Redazione
Vicenda Acquapark. Il gestore nega, suor Aurelia: «Ho 65 testimoni» Torre Annunziata contro Isola Verde. Atto secondo. Alla divulgazione del “divieto” di ingressonei confronti di sessantacinque ragazzi dell’Oratorio Salesiano dell’Istituo Mazzarello all’acqua park di Pontecagnano, scoppia la polemica. Non si contano i messaggi su “Dite la Vostra”, rubrica di torresette.it. I “post” dei bloggers hanno alzato un polverone, ripreso anche da altri giornali locali e nazionali. I più sensibili urlano la loro rabbia nei confronti di chi ha messo alla porta i loro concittadini. Ed ecco che spunta “la vox populi” sulle pagine web, Facebook in primis. Ma non è tutto. Dopo le dichiarazioni di suor Aurelia sull’accaduto, e la sua indignazione rispetto a quest’atto di discriminazione, il gestore dell’acqua park ha replicato risentito alle accuse. Sul Corriere del Mezzogiorno di martedì 12 luglio, ha dichiarato: «Quello che è stato raccontato dai media è quanto di più lontano dalla realtà. Dovrei essere io ad indignarmi. Sono anni che gestiamo il parco e non abbiamo mai negato l’ingresso a nessuno. La verità è che proprio il gruppo accompagnato dalle suore, in passato aveva già creato problemi, in un posto dove tutti hanno sempre rispettato le regole. Quando ho saputo dell’arrivo del pullman dell’Oratorio - continua - mi sono recato all’ingresso per fare le solite raccomandazioni alle organizzatrici affinché tenessero a bada i ragazzi. Ma subito suor Aurelia ha dato luogo ad una disputa sul fatto che fossero stati discriminati. Tutto ciò - conclude il gestore dell’Isola Verde - danneggia non solo l’immagine del parco, ma mi offende profondamente». Stando a queste affermazioni, perché la suora ha asserito il contrario? I giovani gitanti sono o non sono stati rifiutati? A chiarirci le idee è ancora una volta lei, suor Aurelia, che dopo aver letto le parole del gestore afferma: «Non è assolutamente vero quanto dichiarato. Il signor Giovanni Amato non è venuto all’ingresso. Anzi, sono stata io che, con ostinazione, ho voluto incontrarlo. Ribadisco - insiste la salesiana - che appena giunti lì mi dissero che avevano avuto l’ordine di non accettare gruppi di Torre Annunziata e che, inoltre, il signore con cui avevo parlato al telefono non c’era. Quando, poi, sono andata nell’ufficio della Direzione, dopo un ennesimo rifiuto è comparso. “Suora - mi dice -, io volevo avvertirla che non potevate venire, ma non avevo il vostro numero. Mi hanno detto, in seguito alla prenotazione, che non potevamo ospitarvi, ma non ho potuto avvisarla”. Com’è possibile? - si chiede suor Aurelia -. Se si cerca “Istituto Mazzarello” su Google, compare il nostro sito con i relativi contatti. Era una scusa. Voleva semplicemente insinuare che noi non avevamo effettuato la prenotazione. A quel punto, mi sono intestardita e gli ho riportato parola per parola le nostre conversazioni telefoniche. In primis, mi aveva detto “sì” per la mia bella voce; in secondo luogo, mi disse che avrebbe fatto entrare gratis gli animatori. Inoltre, ho dato la mia parola sul comportamento dei ragazzi. A quel punto, non poteva più negare le telefonate e così ha cominciato a spiegarmi che in seguito a un episodio di qualche anno fa, si era deciso di non accettare più persone di Torre Annunziata. Non ricorda nemmeno questo? Per di più - continua suor Aurelia - ora devo sentire cose sui nostri ragazzi che fanno rabbrividire. Ma stiamo scherzando? I ragazzi più “pericolosi”, se così vogliamo definirli, li gestiamo da sole nel nostro istituto, e quel giorno li abbiamo lasciati a casa. Noi li conosciamo tutti, sappiamo tutto di loro. Siamo spose di Dio, non vogliamo creare problemi alle altre persone, ci mancherebbe. Ora menzionano degli episodi del passato. Ma non sono solo i torresi che sbagliano nella terra degli altri. O no? E poi - conclude - io sono suor Aurelia e confermo che sono stata messa alla porta. Se servono testimoni - conclude suor Aurelia -, ne ho sessantacinque». ENZA PERNA