A cura della Redazione
"Siete di Torre? Non entrate". Ragazzi cacciati da un acqua park a Pontecagnano “No entry”. Un nuovo divieto imposto ai ragazzi provenienti da Torre Annunziata. L’ ultimo codice che non si trova nei libri di scuola guida, ma solo nella vita di tutti i giorni, quella torrese però. Non è un pettegolezzo, magari lo fosse, ma è pura realtà. E’ accaduto ai 65 giovani dell’Oratorio Salesiano dell’istituto Mazzarello. Un “no” secco all’entrata dell’acquapark “Isola Verde” di Pontecagnano. Motivazione? Erano di Torre Annunziata. Come ogni estate, le suore salesiane, ed un’equipe di animatori, accompagnano i loro ragazzi ai parchi acquatici. Ragazzi, o meglio, bambini, visto che la loro età oscilla tra i 6 e i 13 anni. Verrebbe da dire un gruppo ben “scortato”, visto che ora dobbiamo parlare in termini malavitosi. Sì, perché queste persone, dato che parliamo di esseri umani e non animali, giusto per rammentarlo, non sono state accettate all’ingresso del parco acquatico, dopo una regolare prenotazione e diverse conversazioni telefoniche avvenute tra suor Aurelia, organizzatrice dell’escursione ed il gestore del parco. I due si sono messi in contatto più volte per definire i dettagli della giornata. «Devo dire - spiega la suora - che già dalla prima telefonata ho avvertito una certa resistenza. Il gestore era un po’ restio nell’accettare persone di Torre Annunziata. Dopo mille rassicurazioni da parte mia, sono riuscita a persuaderlo». «Va bene suora - rispose -, la sua bella voce è riuscita a convincermi, vi aspetto giovedì 30 giugno». «Una cosa assurda, convincere una persona a farci entrare - continua suor Aurelia -, ma tenendo a cuore i nostri giovani, ci siamo, per così dire, “sottomessi”. Meritavano una giornata di divertimento. Li conosciamo tutti e di loro ci possiamo fidare. Prima di partire i nostri ragazzi hanno subìto il cosiddetto “lavaggio del cervello” da tutti noi. Volevamo fargli fare bella figura e sfatare il mito che la popolazione torrese è tutta contaminata. Contenti e sicuri di aver avuto il consenso, siamo partiti. Al nostro arrivo - continua il racconto la suora - la sbarra però è rimasta chiusa. Ovviamente sono scesa dal bus che ci ha accompagnati per farmi riconoscere, ma la ragazza all’entrata e diversi dipendenti mi hanno detto che avevano avuto l’ordine di non fare entrare il gruppo di Torre Annunziata. A quel punto mi sono imposta. Volevo parlare con colui che ha accettato la mia prenotazione. Hanno trovato mille scuse. La cosa più assurda, e che mi ha fatto davvero male, è che mentre altre persone accedevano al parco acquatico, la ragazza mi diceva che i motori degli scivoli si erano guastati e per questo non potevamo entrare». «Andate più avanti, lì accettano tutti» - ci hanno detto. «Dopo questa frase infelice - spiega ancora suor Aurelia -, ce ne siamo andati all’Aqua Farm. Lì ci siamo divertiti ricevendo elogi da parte del personale per il comportamento impeccabile tenuto dai ragazzi». Se non è discriminazione questa, allora cos’è! Paura del diverso? Perché, noi siamo diversi? E chi erano queste persone messe alla porta? Ragazzi che hanno avuto una vita difficile, che hanno conosciuto le crudeltà della vita in tenera età, che hanno imparato a vivere in maniera civile frequentando l’Oratorio. Ragazzi dagli occhi vivaci, sorrisi pieni di vitalità, che con le loro t-shirts con su scritto “Estate Ragazzi”, provano a riscattarsi, tentano di crescere in maniera “sana”. Ogni giorno trascorrono i loro pomeriggi all’insegna dei discorsi positivi e importanti della vita: amore, rispetto, coraggio, paura. Tutti insieme come una grande famiglia. Sono talmente spaventosi? La “signoria” dell’Isola Verde ha ignorato tutto questo. In realtà non sono stati gli unici. Un episodio del genere dovrebbe smuovere chi di dovere, non si può star fermi a guardare mentre veniamo messi alla porta dagli altri Comuni come se fossimo degli appestati. Questo è un discorso che riguarda la nostra società. Se non c’è sinergia tra istituzioni, oratori e famiglie, i nostri ragazzi rischiano di essere abbandonati a loro stessi. Messi da parte proprio come i progetti che l’istituto Mazzarello propone e che aspettano di essere sostenuti. Ma i bambini non aspettano, crescono in fretta. Dovranno essere sempre mortificati ed etichettati come “quelli di Torre Annunziata”? Se c’è un po’ di orgoglio, dignità da parte di chi ci dovrebbe rappresentare, questo accaduto non può restare un caso impunito. Ma se questo “se” dovesse persistere ancora, allora è giusto che qualcun altro venga messo alla porta, perché è chi accetta la discriminazione che va discriminato. E poi, come ha detto un bambino salesiano, “non si può vivere bene senza coraggio e con la paura”. ENZA PERNA (dal periodico Torresette dell´8 luglio 2011)