A cura della Redazione
Ospedale civile di Boscotrecase: perché cambiare il vertice del reparto modello? Malasanità. Termine oramai di accezione comune, fuoriuscito da tempo dal catalogo dei neologismi. Oggetto, tra l’altro, di estrema attenzione da parte dei media, anche e soprattutto per il giustificato interesse che suscita tra la gente. Ma quando ti trovi di fronte ad una notizia il cui contenuto rappresenta l’esatto contrario di “malasanità”, come puoi riassumere in una parola il concetto? La logica della contrapposizione consiglierebbe di adoperare “buonasanità”, anche se una riflessione meno superficiale ci induce a considerare l’insussistenza di un termine simile. La sanità pubblica e tutto l’apparato che in genere si identifica in essa, in un paese che si fregia degli aggettivi democratico, occidentale e civile, dovrebbero essere “normalmente” efficienti. Si è giunti, invece, al livello di assurdità che, quando ciò accade, non fa notizia. Ora mi chiederete: ma oggi, più di tutto sul nostro territorio, dove accade ciò? Se vi rispondo “all’Ospedale di Boscotrecase”, susciterò quanto meno la vostra curiosità. Ebbene sì, il “nostro” nosocomio può vantare un reparto-modello, titolare di “numeri” di assoluta eccellenza: l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale e d’Urgenza diretta dal primario dottor Lorenzo Fiore. Riportiamo un solo, emblematico dato: un incremento percentuale fino al più 303 per cento, rispetto agli anni precedenti, scaturito dalla verifica delle attività da parte dei vertici dell’Asl del 2007. Un risultato eccezionale che ha determinato l’attribuzione di un formale encomio al primario Fiore per l’eccellenza professionale manifestata e per i positivi risvolti aziendali. Nell’ambito di questo importante riconoscimento, al reparto è stato assegnato il progetto strategico A4 dal titolo “CEO”, finalizzato al contenimento del trend di mobilità e alla riduzione dei disagi e dei costi extra legati alla migrazione degli utenti verso altre Asl e Regioni per il trattamento chirurgico delle patologie oncologiche ed endocrine. Anche i risultati di questo progetto si sono rivelati sorprendenti per una struttura sanitaria priva di rianimazione, tac, risonanza magnetica, guardia medica radiologica notturna e con solo cinque chirurghi in organico. Il premio di produttività, scaturente anche dal successo del “CEO”, è stato quantificato nell’ampliamento dei posti letto del reparto da 12 a 25. Ed è sulla destinazione di questi nuovi posti letto che la storia del reparto chirurgico dalla produttività-record potrebbe entrare in un cono d’ombra. Una recente delibera dell’Asl, non ancora entrata nella fase attuativa, ha destinato 12 dei 25 posti letto al Presidio Ospedaliero di Torre Del Greco a causa dell’incompletezza strutturale dell’edificio di Boscotrecase. Questa decisione, per i contorti meccanismi interni all’assegnazione delle cariche dirigenziali pubbliche, potrebbe portare ad un clamoroso cambio al vertice del reparto-modello. Ma il dottor Fiore non ci sta e scrive al commissario Asl Vittorio Russo, a tutti i vertici della catena di comando della sanità locale e regionale nonché al governatore Caldoro, commissario governativo. «I notevoli ed ingiustificati costi di un frazionamento dell’attività dell’UOC di Chirurgia Generale di Boscotrecase ed il sostanziale mantenimento di un reparto chirurgico distaccato in Torre del Greco (dismesso per il minor livello di produttività raggiunto - Drg chirurgici del 2010: 37 per cento) - sostiene il primario nella missiva - determinerebbe un abbattimento della produttività della Chirurgia di Boscotrecase (Drg chirurgici del 2010: 71 per cento), quindi, in netto contrasto con la necessità espressa dalla Regione Campania di adottare misure straordinarie di razionalizzazione e riqualificazione del sistema sanitario regionale per il rientro dal disavanzo e con i provvedimenti che hanno disposto la riconversione del Presidio Ospedaliero di Torre del Greco». In un regime di libero mercato, un’azienda che si ritrova un manager capace di ottenere risultati straordinari resi ancora più imponenti dalle più che evidenti carenze dei servizi, tende, nell’ipotesi più trascurabile, a non mettere in dubbio il ruolo di questo dirigente. Anzi, si sforza di colmare i gap strutturali ed organizzativi per consentire performance migliori. Un assunto che sembra non valga per i vertici dell’Asl Napoli 3 Sud in relazione all’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’ospedale S. Anna e Maria SS. Della Neve di Boscotrecase. A meno che qualcuno non riesca a dimostrare la bontà di questa improvvisa quanto “strana” delibera (anche, e perché no, dalle colonne di questo settimanale) che penalizza una struttura dai risultati senza precedenti a favore di un presidio che sta per essere dismesso per motivi esattamente contrapposti. Ci dispiacerebbe, poi, annoverare anche questa storia tra la robusta letteratura della “malasanità” nostrana. GIUSEPPE CHERVINO (Dal periodico TorreSette del 1 luglio 2011)