A cura della Redazione
Basilica Ave Gratia Plena, la riscoperta dell´archivio storico della città E’ inutile ribadire quale sia l’emozione che coinvolge ogni studioso o appassionato ricercatore quando riscopre e/o rispolvera documentazioni di una certa epoca, dove si celano testimonianze e notizie utili ad arricchire e ad approfondire il proprio bagaglio di sapere. Questo è quanto accaduto circa tre anni fa con la riscoperta dell’antico archivio parrocchiale dell’Ave Gratia Plena di Torre Annunziata. E’ doveroso dire che si parla di riscoperta e non di un fatto inedito o di un sensazionale ritrovamento. La storia del fondo archivistico, di notevole importanza, risulta negli ultimi anni molto travagliata. Esso ha rappresentato nel corso del tempo, fin dall’epoca del parroco Rettore della Parrocchia dell’Annunziata don Nicola Ilardi, la più importante istituzione chiesastica della nostra cittadina nella prima metà del XIX secolo, fonte di reperimento di notizie storiche eccellenti per lo studio antropologico locale. Già lo stesso don Nicola ne seppe fare ampio tesoro e nel 1873 editò il primo saggio storico ufficiale riferito alla cittadina di Torre Annunziata: “Istoriografia politico-civile-chiesastica di Torre Annunziata, antica e moderna”. In epoche più recenti il fondo storico della parrocchia, diventata poi Basilica Pontificia, ha avuto la sua più grande affluenza di consultazioni della sua storia. Siamo negli anni ’70 e ’80. Numerosi studiosi, appassionati e assetati di sapere, divulgatori instancabili delle cronache storiche cittadine, hanno fatto del fondo archivistico la guida essenziale per la stesura dei loro saggi. Mons. Antonio De Felice, nel contempo parroco Rettore della Basilica, ne divenne il custode e il tutore. Con il decesso di quest’ultimo, venne celato anche l’archivio. Sul fondo cadde un’ombra buia. Nessuno seppe più dove venne dislocata la documentazione, fino al momento in cui si venne a sapere che i documenti furono conservati dallo stesso prelato in modo che essi non venissero dispersi o depredati da mani avide di principi insani. Con la successione di mons. Raffaele Russo a De Felice, l’archivio, dopo non pochi sforzi, è ritornato nella sua antica sede con tutti i problemi legati alla sua conservazione. Nel 2007, mons. Russo accettò con gioia la richiesta di un gruppo di studiosi, esperti della ricerca archivistica e della consultazione di documenti antichi, di iniziare un lavoro di inventario dell’intero fondo, cosa mai avvenuta prima. Angelandrea Casale, Pasquale Marciano, Vincenzo Amorosi e il sottoscritto hanno collaborato con la Soprintendenza dei beni Archivistici per la Campania, riuscendo ad ordinare e a ripulire l’intero fondo. Nel giugno del 2010, ha avuto inizio un progetto di riqualifica del fondo che prevede la digitalizzazione dell’intero patrimonio, nonché la realizzazione di un software che permetta la facile consultazione della documentazione richiesta, seguendo un inventario digitale. Tutto ciò su base volontaria, animati dall’amore verso la propria terra. Il lavoro, attualmente, è nel suo stadio finale, ed è portato avanti sempre dallo stesso gruppo di esperti appassionati, nel frattempo riunitisi nell’associazione Centro Studi Storici “Nicolò D’Alagno”, legata per principio allo studio della storia cittadina e dell’area vesuviana limitrofe, al reperimento e alla conservazione della documentazione storica, coadiuvati dall’ispettorato della Soprintendenza dei Beni Archivistici per la Campania. In seguito a queste iniziative, il fondo, nel novembre del 2010, è stato notificato come “Fondo archivistico di notevole interesse storico”. In relazione a ciò è stato possibile inserire la documentazione bisognosa di interventi di restauro e riqualificazione in una graduatoria regionale che prevede la cessione di fondi stabiliti per gli interventi richiesti. Dopo l’accurato inventario dei documenti, possiamo dire che il fondo arrivato fino ai nostri giorni è costituito da ben 550 documenti di interesse vario, per lo più manoscritti riportari su carta amalfitana, di epoca compresa tra il XVI secolo al 1960, e sei allegazioni a stampa risalenti al secolo XVII e XVIII. In questo arco di tempo, non è mancata la nota dolente legata all’archivio. In merito, risulta sottratto indebitamente uno dei fascicoli contenenti documenti di epoca feudale. E’ doveroso affermare che solo grazie al lavoro di inventario fino ad ora condotto, è stato possibile accorgersi di tale importante ammancamento denunciato poi alle autorità competenti. In definitiva, l’intero patrimonio archivistico della Basilica Ave Gratia Plena di Torre Annunziata verrà messo a disposizione di tutti coloro che sono interessati allo studio antropologico della nostra città. Inoltre, verrà creata, in tempi brevi, una sala di consultazione idonea dotata di una postazione telematica per accogliere questi ultimi e dove verrà ricollocato, secondo determinati criteri archivistici, l’intero fondo. VINCENZO MARASCO Ideatore del centro studi storici “Nicolò D’Alagno” (dal settimanale TorreSette del 18 febbraio 2011)