A cura della Redazione
Si rinfiammano le proteste antidiscarica. Incendiato un autocompattatore Come era previsto, con l´arrivo dei primi compattatori, ieri sera, sono riprese con foga le proteste antidiscarica, sia dal versante di Boscoreale, sulla nota rotonda panoramica, sia lungo la Via Zabatta all´altezza di Terzigno. Ieri sera, la serata era già cominciata con toni sostenuti. Si è discusso, in rotonda, dell´azione del Sindaco, non condivisa dai manifestanti e dai comitati ancora in lotta, di rimuovere la sua tenda quale segno di distensione dopo aver accettato il trattato con le Istituzioni centrali. I manifestanti e i comitati che restano ancora sul piede di guerra contro la riapertura della discarica di Cava Sari, cercano nuove iniziative per tenere alta l´attenzione nazionale per far si che il Governo centrale si rioccupi nuovamente del problema, che a stando al loro pensiero, si è risolto solo in una piccolissima parte. Le preoccupazioni restano. Un affermazione del Presidente Cesaro, apparsa in un quotidiano locale di ieri, mirata ad attenuare le agitazioni di Taverna del Re e condicente che la l´immondizia su questo sito dovrà restare solo per qualche mese e poi trasferita a Terzigno, ha creato non pochi dubbi sulla durata del rispetto del patto firmato non appena 4 giorni or sono. Come volevasi dimostrare, con l´arrivo dei compattatori in nottata, dopo giorni circa 10 giorni di fermo della Discarica del Parco dove si è effettuato un "occultamento" dei rifiuti con centinaia di tonnellate di terra vegetale, sono cominciate nuovamente le proteste. A Terzigno, sulla via Zabatta, rimane sulla strada l´ennesima carcassa di un compattatore dato alle fiamme dalle parti più estremiste della protesta. Resta un film già visto. Sono i segnali che i vesuviani questa discarica non la vogliono, patto o non patto, si prevedono nuovamente giorni difficili per le popolazioni locali che vivono l´ennesima emergenza rifiuti e per il popolo che rimane ancora in lotta e che non tende ad arrendersi di fronte allo scempio che si stà nuovamente interpretando ai danni del Parco Nazionale del Vesuvio.