A cura della Redazione
Daniela Frega, ballerina, sangue artistico nelle vene “Il sangue dei torresi è artistico”, con questa affermazione simpatica si rivela Daniela Frega (nella foto), ballerina professionista di soli 26 anni, figlia della nostra terra e residente da qualche anno a Roma. La sua lunga chioma bionda e quel volto solare e sorridente, le danno quell’aria di femminilità genuina, un sorriso che cela sicurezza e felicità, tipico di chi ce l’ha fatta e di chi vive di un sogno. Il suo, è sempre stato quello di ballare. E’ nata con “le scarpette rosa”. Sin da piccola ha intrapreso gli studi di danza da Gena Pinto, imparando tutti gli stili, dal classico al moderno. “Ogni volta che guardavo la tv - afferma - e soprattutto il programma “Il Bagaglino”, mi ripetevo «ecco è lì che io voglio arrivare, ballare in tv». Non ho mai voluto essere una prima ballerina di danza classica, anche perché tecnicamente sono cresciuta con la consapevolezza di non avere le doti fisiche adatte per il classico”. Un giudizio il suo, maturo e coscienzioso che, però, non le ha impedito di arrivare lontano. Da lì a poco iniziano gli stages tenuti dai maggiori esponenti della danza moderna: Fabrizio Mainini, Bill Goodson, Steve LaChance, Mauro Mosconi, Roberto Salaorni, Mauro Astolfi, Jaime Rogers, Saima Kranig, Paula Morgan. Figure che non solo le hanno regalato conoscenze tecniche ma modi di essere. “Ogni stile presuppone un linguaggio particolare e proprio del corpo, è quello che noi ballerini chiamiamo versatilità”. Nel 2006 si trasferisce a Roma e inizia una serie di studi con Manolo Casalino, coreografo della Corrida. “Manolo mi propose di presentarmi ai provini dello spettacolo “E’ permesso?” di Enrico Montesano. E da lì, dopo tanta gavetta e porte in faccia, è iniziata la mia scalata verso il successo”. Tra le tante provinate, Daniela è stata scelta personalmente da Montesano, lavorando con lui come ballerina-cantante per due edizioni consecutive. Ogni edizione è durata cinque mesi e le esibizioni si sono tenute nei principali teatri italiani. Un’esperienza questa che le ha fatto capire la vita del mondo dello spettacolo. “Enrico è stato un maestro per me, il nostro è tutt’ora un rapporto schietto, mi ha insegnato tanto e mi ha educato «lavorativamente», come ci diciamo spesso. E’ un vero artista anzi come lo definisco sempre io è un «maestro dell’arte». Mi ha regalato una delle più belle esperienze, quelle che ti segnano per la vita. La tournée può sembrare difficile visto che si è sempre in giro per l’Italia, ma la compagnia teatrale diventa come una famiglia e poi i miei parenti, e soprattutto mio padre, mi hanno sempre accompagnato. Ricordo che ogni fine settimana mio padre veniva a teatro durante le prove e ai diversi spettacoli. Era diventato uno di noi”. Nel frattempo, però, Daniela studia anche canto alla Melody Music School, la scuola diretta da Luca Pitteri. In quegli stessi anni, lavora per Mediaset. E’ ballerina nel programma “Vieni avanti cretino” con Pino Insegno e Roberto Ciufoli, con la regia di Pier Francesco Pingitore. Lo spettacolo venne trasmesso sulla emittente Rete 4, registrato in 4 puntate. “Con Pingitore mi sono sentita donna. Per la prima volta indossavo i costumi di scena come il boa, i tacchi, i vestiti luccicanti, un trucco che ricalcava i miei lineamenti. Insomma sono riusciti a tirar fuori la mia femminilità e ad esaltarla”. Sempre nel 2008 partecipa come ballerina al programma “I migliori anni” (seconda edizione) con Carlo Conti, con la regia di Maurizio Pagnussat. “Lavorare in questo format mi ha fatto crescere stilisticamente, ho dovuto dimostrare la mia versatilità, perchè si passava da uno stile anni 60 a quello degli anni 80. Un vero e proprio percorso formativo”. I lavori si succedono uno dopo l’altro. Il 2009 è stato un anno ricco di impegni. Da ”Buona Domenica-Speciale Capodanno 2009” all’Oscar della tv 2009. Viene ingaggiata nuovamente per la terza edizione di “I migliori anni”. Arriva il 2010 e il nuovo anno le porta altre occasioni imperdibili. Si inizia con il comico d’eccezione Alessandro Siani in “Più di prima-International”, passa poi alla RAI con il programma di Pino Insegno “Insegnami a sognare” e infine ritorna da colui che l’ha voluta la prima volta, Enrico Montesano in “Un sogno di famiglia”. “ Questo spettacolo si è tenuto al teatro Sistina di Roma, luogo in cui hanno lavorato gli artisti più bravi del mondo. Sono stata l’unica ballerina dello spettacolo”. Il suo bagaglio di esperienze hanno reso questa giovane torrese una professionista a 360 gradi e guardandosi indietro, ripercorre la sua vita e si sente una fortunata, ma anche fiera di se stessa e di quello che è riuscita ad ottenere. Successi che non sono alla portata di tutti. E’ vero che la caparbietà fa da traino al successo, ma anche vero che in casi come questi è necessario avere talento e non tutti ce l’hanno. “La danza è soprattutto prestazioni e doti fisiche, per questo non bisogna creare false illusioni ai giovani d’oggi. Occorre conoscere i propri limiti e gli insegnanti devono trasmettere questo concetto ai loro allievi”. Sognare è nella libertà di tutti, ma i sogni devono avere un fondamento valido per far sì che si avverino. Ma Torre Annunziata ne ha avuti e ha di talenti. E tra i tanti Daniela cita Stefano De Martino, Patrizia Pellegrino, Maria Nazionale. Omette però il suo nome, preferisce non inserirlo. “Non sono nessuno”, dice, ma il suo curriculum la dice lunga. È umile Daniela, ed è proprio questa umiltà, accompagnata da una buona dose di talento, che l’ha resa una ballerina professionista. Ora in cantiere per lei c’è un corso di recitazione. Vuole essere completa. “Credo che il percorso formativo e lavorativo fatto sinora possa essermi di grande aiuto nell’intraprendere questa nuova strada. Questo però non prima di aver concluso il mio percorso di studi universitari, che ho quasi ultimato e che mi avvierà ad una professione legale a cui mi dedicherò con la stessa passione ed entusiasmo”. Ma qual è il segreto del suo successo? “Caparbietà, autostima, fede e famiglia. Gli ingredienti senza i quali nulla avrebbe senso nella vita”. ENZA PERNA (dal periodico TorreSette del 14 ottobre 2010)