A cura della Redazione
Megadepuratore a Leopardi, oltraggio al territorio Il nostro territorio è sempre più utilizzato come una sorta di “pattumiera” d’Italia. Interi comuni vittime delle scelte, spesso scellerate, di quelle Istituzioni che anziché guardare al benessere dei cittadini, finiscono col mettere in serio pericolo la loro stessa salute. La discarica appena aperta in quel di Terzigno, all’interno di una zona protetta come lo è quella del Parco Nazionale del Vesuvio, è un esempio lampante della “mala-politica” attuata nei confronti di popolazioni già costrette a vivere in una realtà difficile, dove spadroneggiano criminalità e disoccupazione. Come a dire: “Vivi male? Allora noi (politici) ti faremo stare ancora peggio!”. Quella della discarica, la cui presenza comporta inevitabili danni ambientali e dal punto di vista igienico-sanitario per le popolazioni dell’intera area, è una “tragedia” abbattutasi sul Vesuviano, ed in particolar modo sulla gente di Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase, Trecase. Ma potremmo inserire in questo elenco di città “sacrificate” sull’altare dell’inefficienza politica dei nostri governanti, anche Torre Annunziata e Torre del Greco. Infatti, queste ultime due, ben presto si troveranno a fronteggiare un altro pericolo che rischia di compromettere la salute dei cittadini. Parliamo della possibile costruzione in zona Leopardi (al confine tra le due città) di un megadepuratore di rifiuti liquidi industriali pericolosi e non, in termini tecnici si chiama “digestore”, che dovrebbe “accogliere” tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia. Il sito verrebbe costruito in viale Europa n. 23, sul suolo delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia. Dove, nelle vicinanze, vi è già un sito di stoccaggio di rifiuti urbani che ospita le ecoballe. A realizzarlo, la società WISCO SpA (Water & Industrial Services Company), partecipata da Enel per il 51 per cento e da Trenitalia per il restante 49 per cento, con sede a Monza. Il progetto fu approvato nel dicembre 2005 dalla Giunta regionale della Campania. Da allora, i cittadini si sono mobilitati affiché fosse evitata la costruzione dell’ecomostro, che comprometterebbe seriamente la salute pubblica e lo sviluppo economico dell’area. La VII Commissione Trasparenza del Comune di Torre del Greco, sollecitata anche dai numerosi comitati civici sorti per contrastare la realizzazione dell’impianto, nel 2007 produsse una relazione nella quale si evidenziavano alcuni fattori tecnico/ambientali e sociali. Tra questi, la «mancata diffusione di un’informativa alla cittadinanza dell’imminente costruzione di un’opera denominata di grande interesse pubblico, così come previsto dalle legge Bassanini; il transito su gomma delle sostanze pericolose e non; la presenza di strutture di grande valore storico e culturale nelle vicinanze; il rischio di dissesto idrogeologico delle falde; elevato rischio per la salute dei cittadini residenti nella zona, distanza di appena 400 metri dal mare e dalla fascia costiera». La relazione fu poi inoltrata al Comando Compagnia della Guardia di Finanza di Torre del Greco e alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Ciro Borriello, successivamente, nel 2008, annullò l’autorizzazione paesaggistica rilasciata alla WISCO nel 2005. Il primo cittadino scrisse anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per informarlo della questione e chiedere il suo intervento. Tuttavia il Tar, al quale si rivolse la WISCO, diede ragione a quest’ultima. Sempre nel 2008, l’allora assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini, bloccò l’insediamento, soprattutto perché l’impianto insisterebbe in zona definita “rossa” per il rischio Vesuvio. Arriviamo, così, ad oggi. L’intera vicenda, recentemente, è stata oggetto di un’interrogazione rivolta al governatore campano Stefano Caldoro dai consiglieri regionali dell’Italia dei Valori, Anita Sala (residente proprio a Torre del Greco), Nicola Marrazzo, Eduardo Giordano e Dario Barbirotti. In essa si espone la pericolosità dell’impianto e soprattutto la sua incompatibilità nei confronti del paesaggio circostante. Le abitazioni più vicine, infatti, si troverebbero a soli 226 metri dal megadepuratore e a 890 metri dal quartiere Leopardi, altamente popolato. Inoltre, gli esponenti IdV sottolineano come da un lato si cerchi di disinquinare il fiume Sarno, anch’esso non lontano dal realizzando sito industriale, e al contempo si finisca con l’inquinare il territorio attraverso il digestore. «Vogliamo conoscere - scrivono, infine, i consiglieri IdV - le determinazioni che l’Amministrazione Regionale intende adottare circa l’installazione, la delocalizzazione o l’annullamento dell’intera procedura relativa al mega impianto». Un megadepuratore il cui progetto è già stato rifiutato dai comuni di Venezia (Porto Marghera), Bologna e Vicenza. Evidentemente, scorgendo il pericolo che si celava dietro alla sua realizzazione. Contro il megadepuratore si sono mobilitati i cittadini di Torre del Greco. “No al mega impianto” è lo slogan che accomuna i vari movimenti di lotta, dal comitato di quartiere “Contrada Leopardi” alle associazioni “Per il rilancio di Torre del Greco” e “Affaritorresi”. Un’unica voce divenuta ancora più forte con la nascita della “Rete civica anti-depuratore indutriale”, sancita il 10 settembre scorso, composta da cittadini, associazioni, partiti politici, fondazioni culturali, movimenti e comitati di quartiere. «Per salvaguardare l’ambiente e il diritto alla salute, nasce la Rete civica anti-depuratore industriale - si legge in un comunicato -. Obiettivo di questo soggetto sarà sensibilizzare la cittadinanza sulle problematiche derivanti dalla realizzazione di questo mega-impianto promuovendo una raccolta firme per una petizione popolare, una verifica tecnica ed amministrativa di tutti gli atti e della progettazione, si contatteranno le città limitrofe che inevitabilmente saranno coinvolte in questo scempio, si chiederà un’audizione presso il Ministero dell’Ambiente e presso la Quinta Commissione permanente regionale (Ambiente, Ciclo integrato delle acque, Difesa del suolo, Parchi e Riserve naturali, Protezione civile), si organizzeranno tavoli tecnici e sarà utilizzato come gruppo ufficiale del social network Facebook “No al depuratore industriale a Torre del Greco”». Per chi volesse contattare la Rete, può farlo all’indirizzo mail reteantidepuratoretossico@gmail.com. Noi di TorreSette rivolgiamo un appello ai cittadini e alle Istituzioni di Torre Annunziata, affinché si uniscano ai “cugini” di Torre del Greco per portare avanti una battaglia che non ha alcun colore. La zona di Leopardi è a pochi passi da noi. Non lasciamoci inquinare il nostro amato territorio! DOMENICO GAGLIARDI