A cura della Redazione
Fondali bassi, il porto di Torre Annunziata perde navi container Centocinquantamila tonnellate perdute: per il porto di Torre Annunziata un colpo durissimo. Il colosso De Cecco e una multinazionale dell’alimentare con stabilimenti al sud volevano, infatti, arrivare da subito e portare nuovo traffico al porto torrese, movimentando un quantitativo maggiore di grano (100mila tonnellate la De Cecco) ed olio vegetale (50mila la seconda azienda). Ma le due aziende si sono arrese. Almeno per ora. Sul banco degli imputati i fondali del porto torrese. Otto metri e mezzo sono spesso insufficienti per far arrivare le loro navi. E a Giuseppe Rocco amministratore della Solacem SpA, concessionaria di un silos per il grano e di magazzini destinati allo sbarco e alla movimentazione di cereali e farine, che i fondali se li sogna anche la notte, non resta che sperare ed attendere. Quello dei fondali è un problema antico. L’insabbiamento ha addirittura provocato, nel tempo, l’emersione di una spiaggia da 50mila metri quadri in testata al molo principale e nella darsena dei pescatori divenuta, nel frattempo, completamente inagibile. La spiaggia venutasi a creare potrebbe fungere, invece, da possibile vasca di colmata per i materiali dragati. Risale al 1998 la richiesta alla Regione, da parte della Capitaneria di Torre Annunziata, di procedere all’escavo dei fondali via via ridottisi dai 9.30 metri del 1995 agli attuali 8,50 con alta marea. Tutto questo è, da un lato, limitativo per il traffico commerciale che rimane l’attività principale del porto torrese e, dall’altro, provoca una preoccupante crisi occupazionale in un’area di per sè già molto difficile. Non bisogna, infatti, dimenticare che la Rocco SpA., con le sue tre società, Solacem (si occupa dello sbarco, stoccaggio e logistica distributiva di cereali, farine e general cargo) Isecold (concessionaria di un deposito costiero destinato alla movimentazione di prodotti petrolchimici) e Seaport (attiva nel settore dello sbarco e stoccaggio di merci varie) movimenta la maggior parte del traffico commerciale di Torre Annunziata che, in Campania, è il terzo porto, per movimentazione delle merci, dopo Napoli e Salerno. Non solo, ma con i suoi 60 dipendenti fissi ed almeno 250 di indotto, per la maggior parte locali, rappresenta un considerevole polmone occupazionale per la cittadina vesuviana. Che potrebbe trovare ulteriore linfa se solo si sbloccasse la situazione dei fondali. Le speranze per la soluzione del problema sono tutte riposte nella Regione. Afferma Giuseppe Rocco: «La Regione Campania ha già un progetto per l’escavo. Ci auguriamo soltanto che la dichiarata sensibilità del presidente Stefano Caldoro sui porti e l’attenzione del nuovo assessore ai Trasporti Sergio Vetrella si esprimano nella rimodulazione dei POR 2007/2013 che hanno un asse prioritario di sviluppo sull’attività portuale. Potrebbe così trovare attuazione il finanziamento (20milioni di euro) del progetto, peraltro già definito, per il dragaggio. Noi – continua l’amministratore di Solacem - abbiamo fatto e facciamo da privati tutto quello che si doveva e poteva fare. Abbiamo investito oltre tre milioni di euro nell’acquisto di attrezzature ed in miglioramenti innovativi ai sistemi di sbarco che rendono la Solacem una società all’avanguardia in Europa. Abbiamo in programma investimenti per ulteriori 7milioni e mezzo: 1,500 mila euro destinati alla realizzazione (dovrebbe partire a breve) di un impianto fotovoltaico e 6milioni di euro per l’ampliamento del parco serbatoi. A questo punto è però necessario che il pubblico non venga meno alla sua parte». E, a proposito di pubblico, Rocco chiama in causa anche le Ferrovie dello Stato: «Torre Annunziata - osserva – è l’unico porto della Campania già in rete. Noi imprenditori abbiamo proposto di riattivare lo scalo a nostre spese (due milioni di euro) ma, mentre a livello locale le Ferrovie hanno dato tutte le concessioni ed autorizzazioni necessarie, il tutto si è poi bloccato a livello nazionale. Intanto però, per mancanza del collegamento, abbiamo perduto ulteriore traffico da parte della Repsoil che voleva portare il gasolio a Civitavecchia via ferrovia». Notizie meno drammatiche, invece, sul fronte del collegamento diretto porto-autostrada. L’asse, finanziato nel 2006 dalla Regione e i cui lavori iniziati nel maggio del 2009 e bloccati subito dopo, sono ripresi a marzo del 2010, dovrebbe finalmente diventare realtà. b.d’a. (da IL MATTINO del 31/7/2010)