A cura della Redazione
Legalità, il capitano dell´Arma Luca Toti all´Isa "de Chirico" «Non è la prima volta che partecipo ad incontri nelle scuole. Sono stato in diversi istituti di Torre e di altri comuni perché ritengo che le istituzioni hanno il dovere di scendere in campo, di stare in mezzo alla gente». Con queste parole ha esordito questa mattina il capitano della Compagnia Carabinieri di Torre Annunziata, Luca Toti, ospite dell’Istituto d’Arte “Giorgio de Chirico”. Un incontro con il rappresentante dell’Arma promosso nell’ambito delle iniziative sulla legalità fortemente volute dal dirigente scolastico, prof. Felicio Izzo. Alcune settimane fa, infatti, venne ospitato anche il convegno su Luigi Cafiero, vittima innocente della camorra, ucciso nel 1982. «Continuiamo un discorso sulla legalità - ha affermato Izzo -, perché bisogna parlare con le persone, confrontarsi. Il capitano Toti è un esempio di tenacia e caparbietà, e riesce a trasmettere il senso dello Stato con cortesia e garbo. Siamo onorati di averlo qui oggi». Tanti studenti hanno gremito l’Aula Magna dell’Istituto. Ragazzi desidorosi di sapere, capire il perché Torre Annunziata sia diventata una realtà così difficile e quali possano essere le soluzioni atte a migliorarla, nel presente e nel futuro. «Io ritengo - sotiene Toti - che dalla scuola possa partire il riscatto. Le Istituzioni, l’Arma hanno il dovere di scendere in campo, stare in mezzo alla gente. Che un’amministrazione comunale resti arroccata nel Palazzo, che la magistratura stia solo in Tribunale, che le forze dell’ordine restino in caserma o dietro ad una scrivania, è una una condizione inaccettabile. Le Istituzioni devono spendersi per il cittadino». Ascoltare il capitano Toti è davvero un piacere, anche perché incarna ciò di cui Torre ha bisogno oggi per risorgere, ovvero franchezza, decisione, fermezza. «Sono qui oggi - spiega ancora il capitano - per chiedere aiuto a voi (rivolgendosi ai ragazzi, ndr). Il nostro lavoro, come forze dell’ordine, è quello di produrre sicurezza. Ma da soli non ce la possiamo fare. Ognuno di voi deve attivarsi affinché si renda partecipe della sicurezza in città». Ed una testimonianza di quanto sia drammatica la situazione a Torre, è data proprio dalle parole di Toti: «Quando sono arrivato qui, un anno e sette mesi fa - dice - mi sono reso conto che al peggio non c’è mai fine. Ho visto una città ostaggio dell’illegalità, e non solo della camorra. E’ la gente cosiddetta perbene che non rispetta le piccole regole. Ma le rivoluzioni iniziano proprio dalle piccole cose. Qui c’è bisogno di un radicale cambiamento di mentalità. Lo Stato, per tanti anni, è stato assente a Torre, la cittadinanza era passiva. Oggi, per fortuna, le cose inziano a cambiare. Le coscienze si stanno svegliando». Un breve accenno alla vicenda di “Garibaldi”, l’imprenditore che ha denunciato le estorsioni subite ad opera dei clan, e che ha portato all’arresto di undici persone. «L’esempio di “Garibaldi” testimonia che il riscatto è possibile. Per Torre Annunziata, la vicenda di Garibaldi ha rappresentato uno spartiacque, un evento quasi insperato ed eccezionale. Ecco, quello che posso dire è che non bisogna avere paura di denunciare, di dare fastidio, di rompere le scatole». E rivolgendosi agli studenti: «Chiedete spiegazioni al sindaco, a noi forze dell’ordine, fate sentire la vostra voce. Partecipate alla vostra sicurezza, denunciate le cose che non vanno. Oggi è facile dire che la colpa è della politica, dello Stato, delle Istituzioni in generale. Ma il cittadino cosa fa per la sua città? Siate veicolo del cambiamento. Io ricordo - afferma Toti - quando, alcuni mesi fa, mi trovavo in una scuola elementare dove ebbi un incontro con i genitori degli alunni. Ai bambini di cinque, sei anni suggerivo di andare da mamma e papà e di dire loro, quando andavano a prenderli a scuola in auto, di allacciare la cintura. E’ dalle piccole cose che parte il cambiamento. Esportatelo!». Ma com’è un camorrista? gli chiedono alcuni studenti. «Sono stato a Palazzo Fienga, la roccaforte del clan Gionta, quasi subito dopo il mio insediamento a Torre - ha spiegato Toti -. Ebbene, posso dirvi che i camorristi hanno paura dello Stato. E’ gente codarda, che vive nella paura e nell’omertà. Voi ragazzi non siete e non dovete essere così. La vostra città è stata saccheggiata per anni, diffondete la volontà di cambiare. Quando sono arrivato, in caserma non veniva nessuno a denunciare, oggi invece riceviamo centinaia di telefonate, segno che il vento della legalità sta inziando a soffiare». Suscitano, poi, interesse, nel discorso del capitano Toti, alcune considerazioni sulla criminalità organizzata, camorra, mafia, ‘ndrangheta, e sulla sua capacità di collusione con alcuni apparati deviati dello Stato. «E’ vero - dichiara Toti -. La criminalità organizzata esiste in quanto ci sono delle pedine dello Stato che non fanno il proprio dovere, sono corrotte. C’è una zona grigia formata da persone perbene che favoriscano, invece, l’illegalità. La camorra, così come le altre forme di malavita, ha necessità di aggrapparsi allo Stato. Ecco, toccare i colletti bianchi è un’altra priorità delle forze dell’ordine. Piano piano, a piccoli passi, riusciremo ad estirpare anche quest’altra metastasi. Insomma - conclude Toti - la primavera di Torre è davvero iniziata. La vedo, la percepisco. Per questo faccio i complimenti alla cittadinaza attiva (riovolgendosi anche a Michele Del Gaudio, presente all’incontro) che è l’unica in grado di sovvertire l’ordine delle cose e concretizzare finalmente il riscatto». Parole che possiamo interpretare come un vero e proprio comandamento al quale attenersi se si vuole veramente far rinascere la nostra terra. DOMENICO GAGLIARDI