A cura della Redazione
Michele Del Gaudio scrive a Gionta: «Ti chiedo solo di essere uomo...»
Lettera aperta a Valentino Gionta
Caro Valentino, siamo nati nello stesso anno e nella stessa zona, forse abbiamo giocato insieme davanti alla chiesa dell’Annunziata o nei vicoli vicini, ecco perché sento proprio il bisogno di parlarti, di scriverti, per capire perché le nostre strade sono state così diverse: tu boss della camorra, io giudice. La prima domanda che ti vorrei fare è: Valentino, sei felice? Io si! Ho una bella famiglia, ho degli affetti, dei valori che mi aiutano a trovare la strada. È vero, la vita non è mai facile, è complicata anche per me, non regala mai niente, ci mette sempre attorno un po’ di sofferenza, a volte tanta. Però sono felice… se non proprio felice, lo sono abbastanza… capitano anche momenti di depressione, di vera e propria disperazione… Sì, voglio essere sincero fino in fondo con te, voglio aprirti il mio cuore, sperando che anche tu lo faccia. Valentino, tu come stai? Io penso male! Sei in galera da più di vent’anni, il tuo primogenito Aldo è in galera da dodici anni, Pasquale da due o tre, come tua figlia, tua moglie… Valentino, cosa lasci ai tuoi figli? Io niente di solido, forse qualche migliaio di euro sul conto corrente, però sono orgoglioso di lasciare le mie idee, qualcuna l’ho anche scritta. E tu? Da quanto tempo non fai l’amore con Gemma? Da quanto non vedi figli e nipotini? Come fai a chiedere loro solo odio, sangue, vendetta? Forse vivi più sereno oggi, in carcere, che prima, quando dovevi proteggerti dai proiettili dei nemici o dalle manette dei poliziotti. Temo che tu ora non sia felice e mi domando se lo eri allora. Cosa provavi nell’ammazzare qualcuno? Non so se l’ha mai fatto. O nel dare l’ordine di esecuzione, magari contro una persona che non voleva pagare il pizzo? Quando vedevi il sangue schizzare, o lo immaginavi, quali emozioni sentivi? Neanche un po’ di commozione, di pietà, di schifo quando quella porcheria ti insudiciava i vestiti, la faccia? Non hai mai avuto paura che ammazzassero i tuoi figli? Gli hai mai voluto bene, Valentino? Hai mai provato amore? A volte penso che i sentimenti non hanno mai varcato la soglia del tuo cuore. Perché glielo hai impedito? Perché? Oppure perché ad un certo punto li hai cacciati via? Alla nostra età, caro Valentino, la gran parte della vita è passata. S’affacciano nelle vene i ricordi, gli errori, che fanno più chiasso delle cose giuste; vorremmo cambiare pensieri, parole, comportamenti, che restano lì ad urlarci che ormai è impossibile. Però ci ronza nella testa, fastidioso, il messaggio che in quello che ci resta qualcosa possiamo ancora fare, non per cambiare il passato, ma il presente, il futuro. Ecco è questo che ti chiedo, mio vecchio compagno di giochi, di fare qualcosa di diverso, di riflettere, di andare a cercare la parte sana che ancora resiste nelle tue palle. Tirale fuori una buona volta, Valentino! Non per uccidere persone disarmate, ma per affrontare senza armi gente che te le punta contro. Queste sono le palle: il coraggio del più debole, non quello del più forte; il coraggio di lottare da perdente, non quello di trionfare da vincente. No, Valentino, non ti chiedo di pentirti, di denunciare qualcuno, ti prego solo di essere finalmente uomo e di ragionare e agire da essere umano. Magari di chiedere scusa, prima di tutto ai tuoi figli, a tua moglie, per la vita che gli hai fatto fare, e poi alle vittime… Anzi no, non chiedere scusa a nessuno, ma almeno riconosci che hai vissuto una vita di merda, dici almeno questo ai tuoi figli, forse possono ancora scegliere che vita fare. Caro Valentino, caro fratello, i tuoi figli sono i miei figli, penserò io a loro, troverò centinaia di persone pronte ad aiutarti ad essere padre, ma parla, Valentino, libera Gemma, fa che possa essere una brava madre, e nonna. Forse ha seguito il tuo percorso solo per amore, le donne vogliono bene più di noi, sono madri, sempre… Valentino, ascoltami, non spargere altro sangue, ricorda le carezze di tua madre e ricomincia a farle anche tu. Non so se leggi nelle lunghe giornate in cella, ma se ti capita fra le mani Manzoni, leggi la parte dell’Innominato, che riuscì ad essere “grande nel male”, ma poi “grande nel bene”. Forse riderai di questa mia lettera, sicuramente rideranno molti sapientoni soprattutto per il sentimento che l’attraversa tutta, ma non me ne frega un cazzo, Valentino, io ti scrivo col cuore. Anzi non la rileggo nemmeno questa benedetta lettera, proprio per lasciarla così, spontanea, piena dell’amore che comunque nutro per te. Se vuoi, sono pronto ad incontrarti. Tuo Michele Del Gaudio