A cura della Redazione
Luigi Cafiero, 28 anni dopo. Il ricordo all´Isa de Chirico “Ero dal barbiere quando arrivò mia moglie dicendomi che avevano sparato a Luigi. Sarà stato un errore, pensai. Purtroppo, però, non era così. Lo avevano ammazzato”. E’ una voce rotta dall’emozione quella di Liberato Cafiero, mentre racconta di quegli attimi che hanno segnato per sempre la sua esistenza. Liberato è il fratello di Luigi (nella foto), ucciso il 21 aprile 1982 dalla camorra. Il ragazzo, che all’epoca frequentava l’ultimo anno del liceo scientifico Pitagora, si trovava con la fidanzata Annamaria in via Andolfi, quando un gruppo di killer gli sparò a sangue freddo. “Sei Antonio?”, gli chiesero, e senza neanche attender la risposta lo freddarono con undici colpi di pistola. Altri cinque colpirono la ragazza, rimasta ferita. Un errore di persona costato la vita ad un ragazzo che sperava, anzi doveva, vivere un futuro ben diverso. Luigi è stato ricordato in un incontro-dibattito svoltosi all’Isa de Chirico, organizzato per commemorare i 28 anni della sua morte. Erano presenti il sindaco Giosuè Starita, il Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale torrese, Diego Marmo, Amleto Frosi, presidente Alilacco-Casa della Solidarietà, il fratello di Luigi, Liberato, il dirigente scolastico, Felicio Izzo, e Garibaldi, l’imprenditore coraggio che, con la sua denuncia, alcuni giorni fa, ha contribuito all’arresto di undici taglieggiatori dei clan Gionta e Cavalieri. Un omicidio, quello di Luigi, per tanto tempo rimasto nell’oblìo. Solo dopo undici anni, attraverso le dichiarazioni di un pentito, Luigi Maiolino, fu possibile istruire un processo in cui ribadì l’errore commesso da quel vero e proprio plotone d’esecuzione e rivelò i nomi degli assassini del giovane Cafiero. Si sostenne, allora, che i malviventi lo avessero scambiato con un camorrista a causa della folta capigliatura. Il fascicolo, tuttavia, fu archiviato in quanto le dichiarazioni del Maiolino furono ritenute inattendibili. Da 28 anni, dunque, mandanti ed esecutori di quella barbarie rimangono impuniti. Insieme a Luigi, sono stati ricordati anche i tanti altri figli e figlie di Torre che, innocenti, hanno perso la vita ad opera della camorra. Ampio servizio su TorreSette in edicola da venerdì 23 aprile 2010