A cura della Redazione
Dramma occupazione, Officine Torresi tra crisi e avversità Verso la risoluzione la questione dei 44 lavoratori dell’ex Metalfer, la cui mobilità è scaduta il 31 dicembre 2009. Lunedì scorso, presso la Regione Campania di via Santa Lucia, ennesimo incontro tra le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil; l’Ente napoletano, con Gugliemo Allodi e Nando Santoro; l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Giosuè Starita e dall’assessore alle Attività Produttive Antonio Gagliardi; e il presidente della Tess Leopoldo Spedaliere. I sindacati hanno chiesto che ai 44 lavoratori fosse garantita la corresponsione dell’indennità di mobilità in attesa che l’Inps perfezionasse le relative pratiche. Alla fine è stato raggiunto un accordo che prevede un trasferimento di risorse alla Tess che, a sua volta, provvederà a corrispondere gli emolumenti ai 44 dipendenti dell’ex Metalfer, fino a quando questi ultimi non entreranno a regime con i pagamenti dell’Inps. Ma la riunione non è stata incentrata solo sulla questione dei lavoratori dell’ex fabbrica di via Terragneta. Si è discusso anche dei 46 lavoratori delle Officine Torresi, in cassa integrazione dal lontano 2005 a causa della crisi dell’azienda. Nel 2007 una nuova società acquisisce le quote delle Officine Torresi e presenta un piano di riconversione industriale. Dal settore metalmeccanico, ormai in crisi, si decide di passare al settore della nautica. La nuova società, per garantire un reddito congruo ai lavoratori, integra la cassa integrazione con proprie risorse. Nel 2007 l’area industriale viene frazionata e venduta a due società: Peninsula Navis e Nisida Yachting, mentre la proprietà mantiene per sé un terzo capannone destinato alla società Alcina. Nel novembre del 2009, si conclude un accordo tra le società dell’area Officine Torresi e le organizzazioni sindacali per la ricollocazione dei 46 lavoratori in cassa integrazione. Trenta unità avrebbero dovuto essere assunte dalla società Alcina, che si occupa degli arredamenti in legno delle imbarcazioni. Ma il capannone ad essa destinato non è ancora stato ristrutturato e solo cinque lavoratori vengono trasferiti alla nuova società. Ulteriori 10 lavoratori avrebbero dovuto essere assunti dalla società Peninsula Navis, che si occupa del restauro di imbarcazioni d’epoca. A tutt’oggi, però, nessun operaio è stato assunto. Inoltre, quattro lavoratori dovevano entrare a far parte del Consorzio CNT, che avrebbe dovuto occuparsi della logistica e della guardiania delle aree. Ma anche in questo caso, come per le ultime due unità (una all’Air Naval ed un’altra alla società Baia di Rovigliano) l’impegno non è stato mantenuto. Nisida Yachting, che si occupa di rimessaggio e di commercializzazione di barche, non aveva nessun obbligo di assunzioni, data la particolarità della sua attività. Questo è il quadro all’inizio di gennaio 2010. Ma la situazione si è aggravata ulteriormente quando l’imprenditore, che fino ad a qualche mese prima aveva garantito l’integrazione al reddito dei 41cassintegrati, dichiara di non poter più sopportare il peso economico dell’operazione. A questo punto scatta la protesta dei lavoratori che si è articolata in diverse fasi. L’ultima con l’occupazione dell’azienda e lo stop alle altre attività lavorative all’interno dell’area. Con la riunione di lunedì scorso, la Regione ha preso atto della gravità della situazione ed ha fissato per mercoledì 17 marzo un tavolo tecnico a cui parteciperanno tutti gli attori in campo: sindacati, amministrazione comunale, Tess e imprenditori. DOMENICO GAGLIARDI (Dal periodico TorreSette del 12 marzo 2010)