A cura della Redazione
Gigi Finizio, la musica parte dell´anima Una vera e propria invasione al Molo Crocelle per il live di Gigi Finizio. Il cielo minacciava tempesta, ma la “magia del vento” ha fatto si che le nuvole si spostassero altrove per permettere all’artista di esibirsi. Diecimila gli intervenuti. Anziani, ragazzi e soprattutto ragazzine che con fasce “finiziane” sulla fronte intonavano le sue canzoni già prima che salisse sul palco. Un richiamo che emozionava Gigi dietro le quinte. Era impaziente di cantare per questo popolo che è stato il suo trampolino di lancio. Difatti, l’artista sponsorizzò il suo primo lavoro discografico “Innamorati” proprio a Torre Annunziata, in una radio locale dell’epoca, nel lontano 1982. Era un ragazzino dai capelli folti e un viso che già prometteva successo. E’ stato forse la più grande rivelazione della canzone napoletana. «Torre Annunziata è un posto a me molto caro - racconta l’artista partenopeo nel backstage -. Mi sento a casa. Sento le voci della folla. C’è grande attesa fuori, ma soprattutto da parte mia. L’artista è un po’ come il cavallo della scuderia, quando sa che la gente lo aspetta comincia a caricarsi di adrenalina». Il suo pubblico lo segue da sempre. La sua voce particolare è adatta a qualsiasi brano, dalla classica napoletana all’esecuzione dei brani natalizi. Infatti, nel 2007 il cantautore deliziò i fedeli della parrocchia Santa Teresa in un’esibizione a pianoforte intonando canzoni di Natale. La sua passione è la musica ma è Dio la sua guida: «Ho un gran rapporto con la religione - dice - soprattutto perché la mia musica parte dall’anima. Per me è un dono del Signore. Vivo di musica e amo fare della poesia. Attraverso le canzoni cerco di far girare nei cuori una forza che si chiama amore. E’ tutto un concentrato mistico». Una lunga carriera che dura da ben ventisette anni. Centinaia i brani scritti, diversi gli album incisi. Le sue canzoni cariche di energia e di passioni conquistano le platee. Nel 1995 arriva il primo Sanremo. Si classifica al terzo posto con “Lo specchio dei pensieri”, poi nell’anno successivo ricalca quel palco con meno successo. Ma ormai è conosciuto in tutt’Italia. Arriva ai cuori dei tanti che lo ascoltano. La sua è stata una sfida. E’stato il primo a presentarsi alle serate sanremesi e a cantare in italiano, spianando la strada a chi poi l’ha succeduto. «In quegli anni ero al top della carriera - spiega il cantante -, avevo raggiunto già da un po’ di tempo la vetta della canzone partenopea. Forse qualcun altro nella mia posizione non avrebbe fatto questa scelta. Io, invece, ho voluto mettermi in gioco e provare. Il rischio è simbolo di vita per me. Decisi di aprirmi una nuova strada che tanto desideravo. Ho voluto inserire la mia voce, il mio modo di scrivere e pensare in un contesto nazionale. Le mie composizioni in fondo non sono mai state becere ma sempre delicate». Attraverso i suoi testi cerca di trasmettere una morale al suo pubblico. Esalta e decanta il bello e il brutto della vita. Il sentimento puro e dolce della sua amata Napoli ma anche le sue problematiche. “La gente - sostiene - merita e deve imparare gli aspetti positivi e negativi della realtà. L’aspetto elegante e quello riprovevole”. Ed ecco che nel 2006 arriva il suo ultimo lavoro discografico “Musica e speranza”. Un progetto, il suo, realizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica e per accendere le luci sui problemi di Napoli. L’aveva vista lunga la G&G Production che mette sullo stesso tavolo da lavoro l’esperienza di Gigi D’Alessio e Mogol, creando questo “inno alla stampa” coinvolgendo i ragazzi di un istituto di Scampia. «La scelta di coinvolgere i giovani di Scampia - spiega Finizio - è un voler rappresentare quelle che sono le sofferenze di una città come la mia. I ragazzi non sono stati un veicolo ma hanno avuto l’opportunità di gridare al mondo intero la loro voglia di cambiare, di andare avanti verso una luce più positiva, verso la speranza che solo la musica ti può dare». Nei suoi concerti non mancano mai le reinterpretazioni di vecchi testi napoletani. “Tu si na’ cosa grande” è il suo pezzo forte. Nell’aprile 2009 incide il singolo “E tu mi manchi”, rispolverando un brano di un vecchio cantautore, Francesco Calabrese. «Amo le canzoni di una volta - afferma l’artista - e penso che ci siano dei testi che debbano essere rivalutati perché meritano di essere conosciute. Ce ne sono tante nel cassetto e devono essere rispolverate. E lo dico io che sono cantautore. Però per le grosse canzoni devono esserci grandi interpreti». Di certo a lui la classe e la bravura non mancano. La sua semplicità e umiltà lo contraddistinguono e lo rendono un vero artista. I tanti accorsi al concerto sicuramente possono confermarlo. ENZA PERNA (Dal settimanale TorreSette del 30 ottobre 2009) VIDEO DEL CONCERTO IL BACKSTAGE LIVE A TORRE