A cura della Redazione
«Noi operai, il futuro di Torre Annunziata» L’allarme disoccupazione continua. Il numero dei precari aumenta. La precarietà si sa, alimenta lo scontento e quando poi ci si sente esasperati, quei sentimenti di malcontento guidano chi non ha “di che vivere”, a lottare e a rivendicare un diritto: il lavoro. Ed è quello che è accaduto nell’area oplontina. Nel giro di due settimane il primo gruppo autonomo di Torre Annunziata ha manifestato per ben due volte, lungo le strade della città, “scortati” dalle forze dell’ordine e dalla frustrazione di essere gli inetti della società. Protagonisti i giovani, età compresa tra i venti e i trenta anni. Giovani, ma già con una moglie e figli da sfamare. Padri che sono stanchi di non poter accontentare i propri bambini, di dire no ad un giocattolo; stanchi di dover “arrangiare” e non poter garantire alla propria famiglia una vita migliore. Alle spalle nessuna sigla, né appartenenza politica, ma solo il desidero di lavorare. Più di settanta i giovanissimi che si sono recati davanti alla sede del comune oplontino. Muniti di striscioni bianchi con su scritto un’unica frase in nero “Il lavoro dov’è?” hanno innalzato un coro, stile ultras, “Vogliamo un lavoro”. Il loro slogan sembra quasi un’esclamazione che impongono alle istituzioni: “ Noi… il futuro di Torre Annunziata”. Nel loro gruppo non soltanto chi non ha mai lavorato ma anche chi, per un po’ di tempo, ha svolto attività ai margini della legalità ma che ora hanno detto basta a quella “vita spericolata” e che ora vogliono reintegrarsi onestamente nella società. “La nostra è una manifestazione pacifica - dice Angelo Giordano, portavoce del gruppo- chiunque tenti di trasformarla in violenza verrà esonerato dal gruppo. Noi vogliamo solo un lavoro, non necessariamente a Torre Annunziata, siamo disponibili anche a spostarci altrove. Ma almeno vogliamo la certezza di poter vivere dignitosamente. Le istituzioni hanno fatto l’impossibile per avere l’insediamento dell’esercito nei vicoli della città, per liberarsi della camorra. Fortunatamente questo è avvenuto. Ma ora dopo la repressione stiamo aspettando la svolta. Torre non può ripartire se non ci sarà l’occupazione”. Alcuni rappresentanti del gruppo sono stati ricevuti dal primo cittadino Giosuè Starita e dagli assessori Giuseppe Auricchio e Michele Cuomo che hanno preso in considerazione le loro richieste. “Il sindaco ci ha promesso di portare all’attenzione del Governo la nostra situazione e noi siamo pronti ad andare con lui. In marcia per Roma per rivendicare il nostro diritto. Siamo già pronti. Si è inoltre impegnato di organizzare una riunione con quindici nostri capigruppo (ognuno rappresentante dieci lavoratori) e con i diversi assessori della giunta torrese. Spero non restino solo promesse. Certo non ci fermeremo qui. Abbiamo anche chiesto un incontro con l’assessore alle Politiche Sociali Ciro Alfieri, che per il momento sembra “sordo”, e con l’assessore alle Attività Produttive Antonio Gagliardi. Se non ci dovessero essere risposte continueremo a scioperare, non molleremo”. Gli iscritti a questo gruppo aumentano di giorno in giorno così come la loro disperazione. “Tutti dicono che i giovani sono il futuro di una società, ma devono essere le istituzioni a garantire la loro sopravvivenza. Torre Annunziata è fatta di persone e non solo di camorra - conclude Angelo - ora che questa piaga è stata sanata restano i buoni, coloro che vogliono recuperare, torresi che vogliono rimanere tali. Senza lavoro non si può vivere. Dicono che ci sono tanti progetti in cantiere, ma resteranno solo su carta? Che ne sarà di noi e di Torre Annunziata? Vogliamo delle risposte”. ENZA PERNA (dal periodico TorreSette del 9/10/2009)