A cura della Redazione
Lettera di un detenuto: «Sogno di passeggiare ad Oplonti» Egregia redazione, sono F.D.R., il detenuto ristretto presso la casa circondariale di Sollicciano (Firenze). La prima cosa che mi viene da dirvi è ringraziarvi per i numeri di TorreSette che mi fate pervenire ogni volta della sua uscita. E leggere un giornale della propria città fa sempre bene. Sapete com’è, è come vedersi allo specchio, oggi ti senti bello e ti vedi interessante, e domani ti senti giù di morale e ti rivedi brutto! Vi faccio i miei complimenti per la vostra professionalità, trovo parecchie cose interessanti e non sapevo delle tante altre cose che si svolgono in città. Pensate un po’, non sapevo neanche chi era il sindaco e nemmeno da chi era appoggiato... Non sapevo neanche l’esistenza di un Centro per gli artisti di nuove voci o un Caffè Letterario e di tanto altro ancora. Faccio a tutti voi sinceri complimenti e vi ringrazio che avete pubblicato la mia lettera sul vostro giornale indirizzata alla professoressa Elefante e colgo l’occasione per ringraziarla delle tante belle iniziative. E mi farebbe molto piacere, un giorno, incontrarla e parlare con lei perché sono convinto che mi darebbe quel chicco di sale di cultura che credo di avere per arricchire ancor di più la passione che ho per la Storia dell’Arte, per la Filosofia e per tutto quello che viene dall’antico. Credetemi, preferisco oggi passeggiare e visitare gli Scavi di Oplonti e non passeggiare per le piazze dello spaccio! Sentire la Storia nell’anima di quel mondo passato e non sentire più sostanze che ti distruggono l’anima. Come le droghe! Credo che quando uscirò, Sorveglianza Speciale permettendo, andrò a condividere tante nuove idee con quei giovani che vogliono vivere nella legalità e che fanno tanto per il sociale per non far “cadere” questi ragazzi nell’uso di stupefacenti... Penso di essere d’aiuto su questi temi. Perché questi ragazzi non avranno davanti a loro uno psicologo, sociologo oppure un operatore del Sert, ma avranno uno che queste cose le ha vissute sulla propria pelle. Quindi, non troveranno un reduce del limbo universitario che gli dice se le proprie mamme, nella loro infanzia, gli mettevano la maglietta di lana oppure no! Senza offesa a chi sceglie la Facoltà di Psicologia... Perché penso che una “teoria” sia molto diversa da una “pratica”. Nel senso di dire una cosa, perché la si è studiata a scuola, non è uguale a chi la dice che l’ha vissuta! Spero che con questa opinione, io non venga risucchiato nel frullatore del vostro editorialista Corcione, di cui apprezzo molto i suoi interventi scritti nella “Zona Franca”. Ho visto che avete l’angolo della poesia e alcune mi sono piaciute. Desidererei anch’io scrivere una poesia e vederla pubblicata, anzi, se me lo concederete, l’allego a questa missiva. Intanto, vi rinnovo i ringraziamenti e perdonatemi per i miei errori di grammatica, di sintassi e di espressione in italiano. Ma io l’unica scuola che ho fatto è il carcere, ed è qui che ho capito che la scuola è importante, almeno per farsi capire e reagire a tante situazioni... Soprattutto per non essere soffocato nell’ignoranza. Cordiali saluti. Lettera firmata Siamo sempre di più convinti che un giornale a diffusione locale come il nostro, oltre a svolgere il canonico compito d’informazione, debba destinare uno spazio consistente alla promozione sociale. Lettere come questa inviataci da F.D.R. (la cui storia abbiamo raccontato nel numero 15 del 17 aprile), ci spingono ad alimentare questo versante della linea editoriale. (da TorreSette)