A cura della Redazione
Fortapàsc. Michele Caravelli: "Ecco la mia verità" Ho visto “Fortapàsc” e sono rimasto sconcertato. E’ una rappresentazione forzata e falsa della realtà di Torre Annunziata in quegli anni. In questo film si celebra la figura di Giancarlo Siani dipingendolo come un grande giornalista che lottava contro la camorra e il malaffare e che viene ammazzato dai camorristi diretti dal pretore e dal sindaco. Il regista, evidentemente poco documentato, non sa che sia il sindaco che il pretore non sono mai stati incriminati. Riguardo all’assassinio di Giancarlo Siani, sono stati arrestati e condannati camorristi di Napoli. Su un omicidio avvenuto a Napoli, con mandanti, esecutori, pali e staffette di Napoli, mi domando che c’entra Torre Annunziata. La realtà è la seguente: Siani era un normale giornalista, alle prime armi, che aveva una corrispondenza da Torre Annunziata per Il Mattino, diretto all’epoca da Pasquale Nonno. La gran parte degli articoli che scriveva riguardava la micro e la micromicromicro criminalità. Questi articoli venivano prodotti, come fanno tutti i corrispondenti, dalle veline di P.S. e carabinieri, che i giornalisti reperiscono presso i comandi delle forze dell’ordine e nelle quali c’è scritto quale scippatore o piccolo spacciatore è stato arrestato di giorno in giorno. Questo era il tran tran della vita di giornalista di Giancarlo Siani. E’ stato ammazzato perché un giorno scrisse incautamente di presunti tradimenti di un grosso camorrista di Napoli, che si è vendicato facendolo ammazzare dai suoi sicari. La responsabilità morale di questo omicidio deve eesere attribuita a Pasquale Nonno, direttore, all’epoca, de Il Mattino, come già detto. Perché costui gli ha pubblicato una notizia così pesante senza un minimo di verifica? Riguardo, poi, a ciò che Siani ha scritto sulla camorra è quello che tutti giornalisti in quegli anni scrivevano anche sui giornali locali: robetta che, con tutto il rispetto, non incideva e non limitava gli affari dei camorristi, altrimenti a Torre Annunziata ci sarebbe dovuta essere una ecatombe, una strage di giornalisti. Mi domando: perché i torresi hanno bisogno di creare dei miti, dei martiri che hanno lottato contro la camorra? Questo è un bisogno della gente cosiddetta “perbene”, ma dov’era questa gente in quegli anni? Erano a farsi i fatti loro! Come tutti, ed adesso con la vecchiaia e la conseguente morte che incombe, naturalmente, su di loro, per sentirsi un po’ meno responsabili, un po’ meno camorristi, se li vogliono inventare. La realtà è che Torre Annunziata non ha mai prodotto un Pio La Torre, un Dalla Chiesa, un Peppino Impastato o un prete anticamorra. Ma non si devono usare i soldi pubblici (centinaia di migliaia di euro) per inventarsi un mito. Perché invece non ci interroghiamo su coloro che in quegli anni ci dovevano proteggere e dovevano combattere camorra e malaffare? Dov’erano Magistratura, polizia e carabinieri mentre Torre veniva inondata di eroina, e i boss diventavano sempre più potenti? Erano ad arrestare tossici e spinellatori. Molto più facile e senza rischi! Addirittura, qualche anno dopo andarono ad arrestare il sociologo Carlo Petrella e i suoi volontari che si occupavano del recupero dei tossici, azzerando un programma, il Progetto Zattera, al quale avevavno dato un grosso contributo e una grossa spinta per la sua realizzazione proprio il sindaco e il pretore. Pertanto, “gente perbene”, lasciate riposare in pace il dott. Gargiulo, una delle persone più serie che ha operato a Torre Annunziata, una persona che oltre al suo lavoro si occupava di solidarietà pratica. Colgo l’occasione per manifestare la mia solidarietà ad Antonella, Bia e Simona per tutto ciò che stanno sopportando. Sappiate che per me e per decine e decine di persone “normali” vostro padre resterà sempre la brava e leale persona che era. Michele Caravelli