A cura della Redazione
Il rapporto tra i giovani torresi e i mass media La nostra civiltà è ormai “dominata” dai mezzi di comunicazione. Televisione, radio, stampa, cellulari e soprattutto internet hanno consentito di accorciare sempre di più le distanze tra i popoli, data l’immediatezza con cui si può venire a conoscenza di avvenimenti accaduti anche all’altro capo del mondo. I mass-media, nati come forma democratica di informazione, hanno finito col rivoluzionare l’universo delle comunicazioni, investendo in primis la sfera privata degli individui, cambiando i loro saperi, le loro abitudini e il loro modo di pensare. Ciò ha portato senza dubbio a dei vantaggi, dato il fenomeno della globalizzazione, ma anche a dei risvolti negativi: la massificazione culturale. Ormai sembra che la realtà sia solo quella mediata dalla televisione, per cui siamo sempre più assuefatti dalla cultura delle immagini, e la stampa e la TV, per suscitare interesse nell’individuo, hanno come caratteristica la “sensazionalità”. Inoltre, bombardati costantemente da notizie e opinioni che filtrano attraverso i mass-media, gli individui possono perdere la capacità di porsi criticamente nei confronti degli eventi, rischiando di pensare e di parlare con lo stesso linguaggio dei mass-media (teoria conosciuta come agenda setting). Oltretutto, questi ultimi hanno avuto delle ripercussioni anche di tipo sociologico e comportamentale: nelle famiglie c’è sempre meno dialogo perché nei momenti della giornata in cui è possibile ritrovarsi è sempre presente una televisione accesa, che zittisce tutti con la sua capacità di attirare l’attenzione. Il target “catturato” maggiormente dai media è senz’altro quello giovanile, perché sono sempre presenti nella loro esperienza di vita quotidiana. Dato questo “potere mediatico”, sembra giusto capire come i giovani torresi si pongono rispetto agli ormai, indispensabili, mass media. Campione di indagine sono soprattutto gli studenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni delle diverse scuole di Torre Annunziata, e i giovani tra i 18-25, che sembrano avere idee diverse rispetto ai minorenni, riguardo all’uso che se ne fa dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. Ciò che accomuna le due “categorie” è l’utilizzo quotidiano di tv, cellulari e internet che vincono di gran lunga su giornali, radio e libri. Infatti, l’85 per cento dei giovani torresi guarda la televisione, l’80 per cento naviga sulla rete, e solo il 10 per cento dei ragazzi ascolta la radio. Ultimi in classifica, per la “classe maggiorenni”, libri e quotidiani con il 25 per cento, con un preoccupantissimo 1 per cento dei minorenni che dicono di leggere libri “solo se obbligati dai loro professori”. Il dato più strano è che tutti adorano guardare film, ma gentilmente offerti dai programmi “peer to peer” di download (tra l’altro illegali, perché incentivano la pirateria). E’ evidente, dunque, che difficilmente si recano al cinema “visto che in poco tempo e senza pagare nulla, possiamo vederli a casa”. Ancor più stravagante è il loro modo di informarsi; i minorenni sostengono di “ascoltare” il telegiornale passivamente perché i loro genitori lo seguono, altri dicono che si informano solo di ciò che li riguarda veramente, come emergenza rifiuti, interruzione acqua e tutte “quelle situazioni - affermano alcuni - che possono procurare la sospensione delle lezioni, informazioni che ricaviamo, spesso, da torresette.it”. Diverso è il discorso dei “cresciuti”. Fra questi, il 20 per cento si informa dai quotidiani o riviste nazionali, ma alcuni criticano ciò che leggono: “Sui giornali non esiste più la pura informazione - afferma Umberto, 23 anni - soprattutto per quanto concerne la politica. Le notizie - prosegue - sembrano tutte pilotate; hanno perso la loro oggettività, si legge sempre la posizione politica di chi scrive. Per non parlare poi dei gossip che, rispetto ad un omicidio o una strage, sono davvero informazioni inutili, eppure sono le più lette. Le testate campane - conclude - fanno di un omicidio, per esempio, la notizia principale per settimane intere, non rendendosi conto che noi giovani torresi siamo già abbastanza spaventati”. Quando si approfondisce il discorso sull’uso di internet ecco che spuntano le chat. Facebook e MSN vanno per la maggiore. “E’ bello - dicono i giovani - avere la possibilità di interloquire con persone di tutt’Italia”. Ma la chat non è l’unico strumento utilizzato attraverso internet. Molti svolgono delle ricerche per la scuola su Wikipedia, l’enciclopedia libera della rete, cercando così di allargare, per quanto possibile, le loro conoscenze. L’80 per cento dei giovani trascorrono interi pomeriggi sulla chat. A tal proposito, Melania, che frequenta l’ultimo anno dell’istituto d’Arte dice: “Molti miei coetanei trascorrono tante ore sulla chat. Personalmente credo che sia uno spreco di tempo, preferisco navigare sulla rete per approfondire nozioni studiate a scuola. In ogni caso - conclude - antepongo altre attività a internet, come lo sport e le passeggiate con i miei amici”. Alcuni studiosi, analizzando i contenuti dei programmi e gli effetti sugli spettatori televisivi, giungono alla conclusione che il piccolo schermo sia diventato ormai un potere incontrollato, capace di immettere nella società ingenti dosi di violenza, tanto che la tv è definita “cattiva maestra”. E si tratta di una roccia piuttosto dura sulla quale cozzare, visto che da qualche anno la tele propone un tipo di format che costa poco e sembra incontrare il favore del pubblico: il reality show. Programmi come Il Grande Fratello, Amici, la Fattoria, la Talpa, l’Isola dei famosi, giusto per citare i più seguiti, rappresentano la cosiddetta tv trash. Nonostante i reality costituiscano il peggio dei palinsesti, l’80 per cento dei teenager torresi li guardano, ed in particolar modo seguono il Grande Fratello. Tra le fiction, invece, il 60 per cento degli intervistati preferisce i Cesaroni. In ultimo, solo il 30 per cento dei ragazzi guarda trasmissioni di approfondimento giornalistico, come Ballarò, Matrix, Porta a Porta. A dispetto di tali percentuali nessuno dei “torresini”, però, pensa che i reality show siano istruttivi, anzi sono seguiti solo per intrattenimento. Licia, studentessa universitaria, sostiene che “i reality danno una cattiva immagine di quello che è la realtà. Il Grande Fratello, per esempio, mostra come il rispetto e l’importanza dei rapporti uomo-donna non esista più. Un messaggio - conclude - che non deve essere divulgato soprattutto ai più piccoli, perché la nostra realtà è già abbastanza complessa”. Alla domanda “cosa cercano i giovani dai media audiovisivi”, risulta che il 60 per cento lo fa per puro divertimento, mentre il restante 40 per cento cerca di allontanarsi dalla propria realtà. Probabilmente, è su quest’ultima risposta che bisogna riflettere. E’ vero che la cultura di massa tende ad appiattire le identità degli individui su modelli prestabiliti, ma è altrettanto vero che noi siamo tutti entità pensanti e come tali capaci di scegliere, di instaurare rapporti corporei e non per “via etere”, e di fare zapping, perché in fondo siamo noi che dobbiamo dominare il medium, non il contrario. ENZA PERNA