A cura della Redazione
Riflessioni sulla presenza femminile nella politica Dopo decenni Torre Annunziata finalmente ha una donna in Giunta comunale. Il merito va ad Italia dei Valori ed in particolare al dott. Antonio Gagliardi che è riuscito a coinvolgere la docente universitaria Maria Elefante (nella foto) in un progetto socio-politico per la nostra città. Il fatto che dopo 63 anni (l’Assemblea Costituente del 1946 riconosce il voto alle donne) si evidenzi ciò dimostra che obiettivamente c’è una difficoltà, ed anche notevole, per le donne ad entrare in politica e a percorrerne i gradini fino ai livelli di responsabilità più alta. Se fosse, come è in molti Paesi, un fatto assolutamente normale e scontato nessuno sottolineerebbe questi primati. Ma noi vogliamo farlo proprio in occasione della celebrazione della Giornata della Donna perché crediamo che il rapporto donne-politica continui ad interrogare, nonostante la constatata caduta di interesse per la politica. A lungo, negli ultimi decenni, la riflessione femminista ha riconosciuto nel tema dell’esclusione delle donne dalla sfera pubblica uno dei suoi temi portanti. La denuncia della marginalità delle donne, della loro assenza dai centri nevralgici della professionalità e della politica ha ispirato gran parte del dibattito europeo e americano. Affrontando i diversi aspetti problematici dell’inserimento delle donne negli organismi politici, dalla partecipazione cosiddetta “dirigente “ a quella “sommersa” e “feriale” ci si chiede tuttavia se il disagio delle donne non vada oltre il problema della rappresentanza quantitativa. Al di là degli schematismi ideologici io credo sia necessario mutare il modo di vivere e concepire la politica. Ripeto, ormai da oltre un decennio, che la politica non può essere ridotta esclusivamente a ricerca esasperata e litigiosa del consenso, o al tentativo di guidare la società, ma deve diventare “reale servizio alle esigenze della società nella ricerca in comune del bene”. La compartecipazione dei soggetti femminili alla politica può costituire, perciò, occasione di mutamento qualitativo se la femminilità non è intesa come diversità che disturba e limita, ma come peculiarità che contribuisce a fare dell’umanità una CO-UMANITA’. La politica è un luogo di decisione, di conflittualità, di sconfitte, di successi, di mediazione, di attese e di tempestività ed ha un rapporto con il tempo molto particolare. Si incontrano grandi solitudini e grandi tradimenti e tutto questo richiede un allenamento e un’attenzione assolutamente straordinari. Nella politica ci sono intensità, dimensioni, tempi diversi rispetto ai luoghi privati; ci sono altre risonanze e altri riscontri perché ogni parola che si dice nel luogo pubblico, ogni decisione che si prende, ogni successo o insuccesso non è riferibile a se stessi ma riguarda una collettività, un gruppo. Le aspettative sono tuttavia diverse: al genere maschile si dà per scontato che debba saper rappresentare bene, al genere femminile si guarda con stupore quando lo si vede capace. Nella psicoanalisi Jung ha individuato l’anima e l’animus, il femminile e il maschile e sostenuto che la nostra società ha sviluppato molto di più l’animus a discapito dell’anima. In politica non ci sono due modalità di percepire lo stimolo e di sentire le emozioni, caso mai ci sono modalità diverse nell’elaborazione e nella manifestazione delle emozioni. Una buona pratica della politica, intesa essenzialmente come sostanziale attuazione dei diritti di cittadinanza (fuori e dentro le istituzioni), tiene conto delle differenze, in primo luogo la differenza di genere, e mira all’uguaglianza e alla giustizia sociale. A partire da ciò è in grado di produrre cambiamenti -anche se limitati e parziali - nei comportamenti e nelle relazioni nella sfera pubblica (ad esempio nei modi di esercitare la leadership). È una buona pratica quella che vuole costruire un “noi, che sia oggetto dell’agire politico e allo stesso tempo non annulli, anzi valorizzi, le differenti identità individuali o di gruppo. È una buona pratica quella che sa dare impulso e valore a nuove forme di autorità e autorevolezza femminili che diventano con ciò visibili e trovano riconoscimento nella sfera pubblica. Insomma, una buona pratica è quella che tende a costruire connessioni. MARINELLA CIMMINO