A cura della Redazione
Ecomafie tra rifiuti e ambiente Il fatto che di questi tempi si discuta in pubblici convegni di emergenza rifiuti non costituisce di per sé una novità, ma lo diventa se a parlarne sono persone altamente competenti (merce purtroppo sempre più rara); se l’oggetto del dibattito è sì l’emergenza rifiuti, ma quella vera che ci trasciniamo dietro da un numero considerevole di anni tanto da essersi cronicizzata; se l’uditorio è prevalentemente composto da studenti oltremodo attenti e interessati. E’ quanto avvenuto sabato 2 febbraio nell’aula magna dell’Istituto Statale d’Arte Giorgio de Chirico di Torre Annunziata dove, grazie all’impegno del Rotaract Club Pompei-Oplonti Vesuvio Est e alla sensibilità del prof. Felicio Izzo, preside della scuola ospitante, si è tenuta una conferenza sul tema: “Ecomafie: Rifiuti ed Ambiente, l’emergenza rifiuti in Campania”. All’incontro, moderato dallo stesso dirigente scolastico, hanno partecipato: il sindaco di Torre Annunziata, avv. Giosuè Starita; il prof. Vincenzo Venditto, associato di chimica industriale dell’Università di Salerno; l’on. Paolo Russo, presidente commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse; il dott. Alessandro Iacuelli, giornalista free lance; la dott.ssa Marinella Vito dell’ARPA Campania, agenzia preposta all’esercizio delle funzioni tecniche per la prevenzione collettiva e per i controlli ambientali. Dopo i saluti di rito ha preso la parola il prof. Venditto che in maniera efficace ed incisiva, ha fornito tutta una serie di notizie e dati tali da far luce su aspetti poco chiari del problema rifiuti. Egli ha ad esempio spiegato che i rifiuti urbani, brutti a vedersi ma sostanzialmente poco pericolosi, ammontano a circa 31 milioni di tonnellate annue, ben poca cosa rispetto a quelli industriali che vengono prodotti in ragione di più di 100 milioni di tonnellate all’anno e che non sempre possono essere considerati del tutto innocui. E’ un primo dato che fa indubbiamente riflettere, così come fa riflettere il fatto che l’Unione Europea nelle sue linee guida in tema di prevenzione dei rifiuti, consideri come opzione di primo grado la riduzione della produzione; come opzione di secondo grado il recupero di materia (riciclaggio) e ponga solo al terzo posto il recupero di energia attraverso i termovalorizzatori che alcuni, molto più realisticamente, preferiscono chiamare inceneritori. Esiste pertanto una gerarchia ben definita da parte della Comunità Europea, nella cui scala il termovalorizzatore occupa solo l’ultimo anello. La soluzione dei nostri problemi consisterebbe in verità, in una rivoluzionaria e radicale riduzione della produzione dei consumi. Si pensi ad esempio che più del 49% dei nostri rifiuti è costituito da imballaggi, ma questo obiettivo richiederà tempi lunghi perché coinvolge le sensibilità del mondo industriale a monte e delle comunità e dei singoli cittadini a valle. Bisognerà muoversi necessariamente in tale direzione, ma nel frattempo? Per il prof. Venditto la risposta è ovvia: occorre favorire il recupero di materia mediante il riuso e il riciclo dei materiali avendo come esempio da imitare tutti quei comuni virtuosamente “ricicloni”, che sono capaci di mantenere pulite le loro strade e finanche guadagnare dal pattume. L’on. Russo, al quale va riconosciuto il grande merito di non avere utilizzato una sola espressione in politichese, dall’alto della sua esperienza di presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha ancor più evidenziato le differenze tra quella che impropriamente viene chiamata “emergenza rifiuti” e la situazione ben più grave derivante dai danni causati all’ambiente ed alla salute non solo dalle ecomafie, ma anche da numerosi imprenditori privi di scrupoli. “Tutto ciò che nascondiamo nella terra o in mare, ci viene prima o poi restituito ed in maniera quasi sempre dirompente”. E’ necessario pertanto sia affinare sempre più gli strumenti tecnici per essere preparati rispetto ad un criminalità tecnologicamente evoluta per non dire all’avanguardia, sia inasprire le pene rispetto ai delitti ambientali. Solo così sarà possibile controllare e difendere il territorio restituendo speranze e futuro alle giovani generazioni. Ancora più drammatica, se possibile, l’analisi di Alessandro Iacuelli, il quale ha ribadito che la Campania è meta di transito e resta punto di smaltimento finale di rifiuti tossici. Questo grazie alle ottime qualità imprenditoriali della nostra camorra, pronta, in una dimensione di globalizzazione imperante, ad allearsi finanche con i clan nigeriani. “E’ dalla fine degli anni ’70, asserisce il giornalista, che la Campania è crocevia e spesso meta finale del più grande traffico illecito di rifiuti tossico-nocivi del sud Europa. Traffico illecito che ha prodotto come risultato la presenza di migliaia di siti contaminati, dai semplici terreni con abbandono di rifiuti fino alle vere e proprie discariche abusive, situate spesso a breve distanza dai popolosi centri abitati della provincia napoletana”. Sono sparite nella nostra regione quantità abnormi di materiale tossico: sprofondate nel mare, inghiottite, divorate, assorbite e metabolizzate fin nelle viscere di una terra sempre più nera e costellata di fuochi e fumi tossici, dove le pecore muoiono tra atroci sofferenze e gli alberi restano scheletrici tutto l’anno. Questa realtà apocalittica è la vera emergenza, peraltro non solo Campana ma nazionale; è ad essa che bisogna soprattutto guardare facendo sentire la propria voce di cittadini attenti e consapevoli, senza ovviamente dimenticare di risolvere nell’immediato il problema dei rifiuti solidi urbani. A volere essere ottimisti si potrebbe sperare che la drammaticità di questi giorni possa consentire il ravvedimento di qualche Innominato, ma soprattutto permetta a ciascuno di noi di maturare la convinzione che è possibile col proprio comportamento invertire il corso negativo degli eventi. BIAGIO SOFFITTO