A cura della Redazione
Libera Torre Annunziata ricorda Don Peppino Diana Il presidio di "Libera" Torre Annunziata ha organizzato la presentazione del libro del vescovo emerito Raffaele Nogaro dal titolo "Peppino Diana. Il martire della Terra di Lavoro" (Il Pozzo di Giacobbe Editore). Venerdì 13 febbraio, alle ore 18, al Santuario dello Spirito Santo (Chiesa del Carmine) ne discuteranno Carmine Alboretti, Pasquale Paduano, Valerio Taglione, Lorenzo Tommaselli, ed i referenti scout della zona Vesuvio. Di seguito, pubblichiamo l´appello per proclamare "Martire per la Giustizia" Don Peppino Diana, prete di frontiera ucciso dalla camorra a Casal di Principe il 19 marzo 1994, indirizzato a Papa Francesco, e sottoscritto, tra gli altri, da Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, e danti altri cittadini ed esponenti della società civile, tra cui lo stesso presidio oplontino dell´associazione contro le Mafie e dal suo referente territoriale Michele Del Gaudio. L´APPELLO Caro Papa Francesco, don Peppe è il parroco che si offre al “suo popolo” per liberarlo dalla asfissiante oppressione della camorra. Nasce, cresce, diventa prete, viene assassinato, a Casal di Principe (4 luglio 1958 – 19 marzo 1994). Una vita terrena troppo breve per non protrarsi anche nella mente e nel cuore della gente, che lo venera ancora, nonostante gli anni si annodino anche a cortecce cruente, senza però erodere la speranza. I suoi ragazzi continuano a camminare con la sua “fede enorme” nelle gambe, a fare squadra con lui, a sentirsi pari a lui, pur riconoscendogli “un’autorità irresistibile”. Dichiarare il suo martirio significherebbe affermare con nettezza la posizione della Chiesa, “fino all’ultimo sangue”, contro le devastazioni fisiche e spirituali del crimine organizzato. Dovrebbe essere santa la persona che vive Gesù nella sua umanità, nel dono di sé agli altri, nell’impegno per la loro dignità e libertà. È la descrizione di don Peppino, del discepolo con “la porta sempre aperta”, che corre incontro a tutti… verso le Beatitudini, i deboli, gli abbandonati, i promotori di giustizia... La sua è la santità della Ultimità, del Proletariato, dell’Amore del Prossimo, del Dono della Vita per la Giustizia. Il suo testo “Per amore del mio popolo” sembra scritto dal Nazareno, incarna “l’essere per gli altri”. Peppino viene insultato con ogni sorta di maldicenze e calunnie, è perseguitato per la Giustizia per causa di Gesù. È un martire! “È il martire di Cristo di ‘Terra di Lavoro’!”. Ecco perché ti imploriamo di proclamarlo Martire! Ma non per i miracoli che potrebbe propiziare, né per le grazie che potrebbe promuovere o le preghiere che potrebbe esaudire, ma solamente e semplicemente per quello che ha detto e fatto. Ci rivolgiamo direttamente a te anche perché tu hai indossato la stola di don Peppino, appoggiata sulle tue spalle da don Luigi Ciotti il 21 marzo 2014. Ti alleghiamo il volume “Peppino Diana”, scritto dal suo maestro, il vescovo emerito di Caserta padre Raffaele Nogaro, che esprime in maniera ben più esauriente e sapiente le motivazioni della nostra supplica.